Honeywell, parte l’appello sulla cassa integrazione

Atessa. Il ministero non ha ancora ratificato l’aiuto ai lavoratori fino a febbraio 2019 Le Rsu di fabbrica chiedono l’intervento di D’Alfonso e Lolli per sbloccare lo stallo
ATESSA. Si tenterà il tutto per tutto per salvare i dieci mesi di cassa integrazione straordinaria alla Honeywell, la fabbrica dei turbocompressori di Atessa che ha delocalizzato in Slovacchia lasciando senza lavoro 420 dipendenti e relative famiglie. Ieri in azienda si è svolto un incontro tra le segreterie provinciali dei sindacati Fiom, Fim e Uilm, i rappresentanti sindacali aziendali (rsu) e la direzione dello stabilimento per parlare dei tempi e dei modi di erogazione della Cigs. L’ammortizzatore sociale, che doveva essere la garanzia per la reindustrializzazione del sito e che è contenuto nell’accordo stipulato al Mise lo scorso 16 febbraio, oggi è più che mai in bilico. A dettare le regole e ad avere l’ultima parola è, infatti, il ministero del Lavoro, che avrebbe dovuto ratificare senza indugio la scelta appoggiata dal Mise ma che, ad oggi, non lo ha ancora fatto. Dalle rsu si è quindi levato l’appello al presidente e al vice presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso e Giovanni Lolli, ad interloquire con il ministro del Lavoro Giuliano Poletti per sbloccare la situazione sull’erogazione dell’ammortizzatore sociale. I rappresentanti regionali hanno promesso di intervenire al più presto. Anche l’azienda, dal canto suo, sta rispettando i patti sottoscritti anticipando di tasca sua l’erogazione della cassa integrazione. Ma tutto dipenderà dalla ratifica del ministero del Lavoro che, se non avverrà, comporterà la restituzione degli importi finora incassati dai dipendenti, che dovranno essere sottratti dal bonus aziendale che è stato dato in vista dell’interruzione e smantellamento delle attività produttive. Al dramma di una fabbrica chiusa si aggiunge, quindi, anche quello dell’attesa e dell’incognita per il futuro. La cassa integrazione straordinaria è difatti anche una garanzia per la reindustrializzazione del sito, che l’azienda si è impegnata a cedere gratuitamente. L’ammortizzatore sociale “tiene dentro”, infatti, un numero massimo di 350 lavoratori fino al febbraio 2019 che resterebbe impegnato nelle attività che si vorranno svolgere nello stabilimento. Se la Cigs non dovesse essere erogata, invece, i dipendenti potrebbero da subito accedere alla Naspi (Nuova assicurazione sociale per l’impiego, una indennità mensile di disoccupazione) per un massimo di 23 mesi, fino alla possibilità e alla speranza di un nuovo posto di lavoro. E la reindustrializzazione, con queste basi, si fa un’ipotesi molto più incerta di quella che è oggi. E un ulteriore dubbio incupisce i dipendenti: con questi presupposti la Honeywell sarà ancora disposta a cedere gratuitamente il sito industriale?
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