Honeywell, Rsu e dipendenti protestano al ministero

ATESSA. Si tenta l’ultima carta per la salvezza di ciò che resta della Honeywell oggi a Roma, alle 10, davanti al ministero dello Sviluppo economico. Una 60ina di dipendenti, assieme alle rsu e alle...
ATESSA. Si tenta l’ultima carta per la salvezza di ciò che resta della Honeywell oggi a Roma, alle 10, davanti al ministero dello Sviluppo economico. Una 60ina di dipendenti, assieme alle rsu e alle segreterie di Fiom, Fim e Uilm, ha deciso di manifestare il proprio dissenso e la propria rabbia nei confronti della scelta del ministero del Lavoro di non concedere la cassa integrazione straordinaria fino a febbraio 2019 ai dipendenti licenziati dalla fabbrica dei turbo, come invece previsto dall’accordo sottoscritto al Mise da azienda e sindacati. Una decisione che mette a rischio anche l’ipotesi di reindustrializzazione del sito. Alla manifestazione intende partecipare anche il vicepresidente della giunta regionale con delega alle attività produttive e crisi industriali, Giovanni Lolli, ma la sua presenza è fortemente contestata dai sindacati. «Non è benvoluto», dichiara il segretario generale Fim Abruzzo e Molise Domenico Bologna, «le manifestazioni le fa il sindacato, mentre chi rappresenta le istituzioni e firma un accordo lo deve far rispettare. Sapevamo della nuova normativa del Governo in materia di cassa integrazione straordinaria», prosegue Bologna, «ma sia il Governo, rappresentato dal Mise, sia la Regione ci avevano assicurato che si sarebbe superato questo scoglio. Del resto non è la prima volta che si fanno decreti in deroga alle leggi: nelle crisi Alcoa, Piombino Logistics e Ilva di Taranto la Cigs è stata concessa. L’unico territorio dove siamo rimasti perfino senza ammortizzatori sociali è la Val di Sangro: significa che il sistema Abruzzo non ha retto e le istituzioni non hanno saputo fare il loro lavoro». «Abbiamo constatato solo voglia di apparire e false promesse», rimarca amaro Bologna, «con i politici che sono venuti a fare le passerelle e che hanno giocato a fare i sindacalisti nelle manifestazioni e invece che risolvere la situazione ce l’hanno complicata, quando avrebbero dovuto mediare e farsi ascoltare seriamente dal Governo. Qui si sta per aprire una voragine senza precedenti in termini economici, industriali e soprattutto di perdita di posti di lavoro; in altre vertenze, come la Embraco, è già in atto la reindustrializzazione, qui ci sono solo ipotesi e nessuna concretezza. Perciò no, non vogliamo politici e rappresentanti della Regione alla nostra manifestazione».
Daria De Laurentiis
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