I 5 Stelle al ministro: mandi via il dg

17 Agosto 2015

Interpellanza di 8 senatori grillini (nessun abruzzese): «Un soggetto indagato non può ricoprire tali incarichi»

CHIETI. Scende in campo la politica per le vicende che hanno interessato, certo non in maniera positiva, l'università D'Annunzio: infatti otto senatori del Movimento 5 Stelle, Montevecchi, Donno, Airola, Bertorotta. Santangelo, Moronese, Paglini e Puglia, si sono rivolti al Ministro dell'Istruzione e dell'Università Stefania Giannini con una lunga e documentata interrogazione per chiedere la rimozione del direttore generale, indicato peraltro solo con le iniziali, F.D.V.. I senatori penta stellati, nessuno dei quali eletto in Abruzzo, e non è fatto che non susciti qualche perplessità, in premessa osservano che «..sempre più spesso si apprende dai mass media fatti, a parere degli interroganti sconcertanti, che avvengono all'interno di apparenti tranquille oasi universitarie, luoghi di cultura e di apprendimento che divengono spesso protagonisti delle cronache giudiziarie». Dopo aver ricordato il fascicolo «aperto presso la Procura della Repubblica relativamente alla direzione dell'università`de L'Aquila, per i reati di truffa ed abuso d'ufficio nei confronti di F.D.V. i senatore scrivono: «a parere degli interroganti, in un Paese civile e democratico un soggetto sottoposto ad indagine per reati di tale portata, non solo non si sarebbe mai candidato a ricoprire un simile incarico, ma, una volta nominato, avrebbe per dignità, declinato la nomina e/o rassegnato le dimissioni».

Nella interrogazione poi i senatori mettono in risalto tutti gli eventi che hanno segnato la vita recente della d'Annunzio, attingendo a piene mani da quanto riportato dai mass media. Si chiede infatti al ministro di rispondere sulla stessa proroga concessa, sui fatti che hanno interessato il rapporto con il Cus e in particolari, con i dipendenti, per la questione delle indennità contestate e dei nomi pubblicati on line. Nomi pubblicati salvo uno, perché nella interrogazione si legge: «ciò che sconcerta è che tra i nomi dei dipendenti dall'elenco scomparirebbe il nome di M.M., che ricoprirebbe una trentina di incarichi all'interno dell'ateneo stesso». Su questa persona gli interroganti richiamano quanto pubblicato da "il Fatto Quotidiano" del 22 luglio 2015 dove si riporta che «la dottoressa M. M. si sarebbe laureata nel 2014, grazie ad una calendarizzazione di 4 esami e la tesi finale in pochi giorni; su questa vicenda vi è un'indagine in corso presso la Procura di Chieti» . Non mancano pesanti richiami alle vicende legate al bilancio dell'ateneo`e al rendiconto 2013 che «sarebbe stato comunque approvato, sebbene il vecchio collegio denunciasse che il saldo della cassa dell'ateneo e quello della banca avessero una differenza di ben 28,5 milioni di euro». Infine questa è la dura conclusione dei senatori di M5S: «a giudizio degli interroganti la situazione, oltre a far riflettere sull'onorabilità dell'ateneo, conduce inevitabilmente ad una riflessione sulla classe dirigente chiamata a gestire la cultura, quale bene della collettività`tutta; una classe dirigente spesso portatrice di interessi personali, lontani dal lustro del luogo che li ospita, dalla storia e dall'onore che molti atenei hanno conquistato nel tempo. Troppo spesso infatti l'onore ed il rispetto di tali luoghi vengono spazzati via dall'egoismo e dal malaffare, cancro difficile da estirpare nel nostro Paese,si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; quali misure intenda attuare, in base al proprio potere di vigilanza, e se non ritenga opportuno attivarsi presso le opportune sedi di competenza, affinché l’attuale direttore generale venga rimosso dall'incarico, restituendo lustro all'ateneo di Chieti-Pescara.

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