I benefattori donano pranzo e cena: è festa per 50 famiglie

Gesti di beneficenza anonimi per la Capanna di Betlemme Fortunato: in prima linea per dare a tutti pasti caldi e un tetto
CHIETI. La Pasqua arriva anche alla Capanna di Betlemme. Grazie alla generosità di donatori che preferiscono restare anonimi, si festeggia anche nel centro di accoglienza. Ieri sera tre volontari della Capanna hanno consegnato a famiglie in difficoltà la cena preparata da un ristorante locale e pagata da un benefattore anonimo. Sono 50 le famiglie in difficoltà seguito dal centro di accoglienza.
L’emergenza Covid ha innalzato la soglia di povertà anche in città e in tanti si sono rivolti al centro che opera in stretto contatto con la Caritas diocesana e con l’amministrazione comunale. Sono invece 60 gli ospiti che vivono alla Capanna. Per loro oggi ci sarà un ricco pranzo di Pasqua. E si festeggerà anche domani per il lunedì di Pasquetta. «Ci siamo avvicinati alla Pasqua», dice Luca Fortunato, responsabile della struttura gestita dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, «attraverso momenti di riflessione che ci ha uniti ancora di più». E così, oltre a pranzi e cene pasquali e alle immancabili uova di cioccolato, le persone in difficoltà si sono sentite accolte non solo attraverso gesti materiali. Grazie alla Capanna di Betlemme in città non ci sono più senzatetto. «Tutti quelli che avevano bisogno di un ricovero sono ora ospitati nella nostra struttura alla Civitella», dice Fortunato, «abbiamo 60 ospiti e tutti seguono rigidi protocolli anti-Covid. Per fortuna la struttura ha ampi spazi da poter utilizzare per assicurare il necessario distanziamento. Nei confronti di chi arriva per la prima volta abbiamo studiato un protocollo che ha dimostrato di funzionare: i nuovi ospiti, infatti, vengono alloggiati in una parte separata della struttura e restano in isolamento fino a quando non arriva il risultato del tampone molecolare». Con questo sistema la Capanna di Betlemme ha potuto raggiungere il traguardo di zero casi Covid in un anno.
Sul fronte della lotta al coronavirus, il centro d’accoglienza si è speso anche sostenendo le famiglie indigenti bloccate a casa dal Covid: «Ce ne sono state molte, soprattutto all’inizio del mese di marzo», dice Fortunato, «noi le abbiamo sostenute con ogni mezzo, partendo dalle normali necessità quotidiane. Siamo andati a fare la spesa per loro, pagata con soldi nostri, e gliel’abbiamo portata a casa. Le abbiamo assistite anche dal punto di vista psicologico, offrendo loro vicinanza e solidarietà».
Il centro di accoglienza segue altre 20 persone che non avevano una casa dove stare. Ora sono alloggiate in quattro appartamenti trovati in città grazie a innovativi progetti di coabitazione promossi dalla Capanna di Betlemme: «Abbiamo trovato appartamenti low cost», spiega Fortunato, «e abbiamo promosso la coabitazione di persone che non si conoscono ma che sono nella stessa situazione. Grazie a sostegni statali come il reddito di cittadinanza, mettendo insieme le forze, le persone riescono così a pagarsi un affitto. Il progetto è stato appena avviato ma ha mostrato di funzionare. Siamo in contatto anche con il Comune che ha manifestato l’interesse a partecipare all’iniziativa».
La Comunità Papa Giovanni XXIII, inoltre, segue e accoglie da anni, attraverso la promozione di progetti d’inclusione, i padri separati e nei giorni che hanno preceduto la Pasqua l’associazione Mantenimento Diretto, che pure supporta i padri separati, ha provveduto alla donazione di buoni spesa, su tutto il territorio abruzzese, destinati proprio a loro, per contribuire affinché potessero acquistare qualcosa per i propri figli. La Capanna di Betlemme li ha distribuiti in questi giorni.

