Palmoli

I bimbi del bosco e la richiesta inascoltata di tornare a casa: stasera in tv su Rete8

26 Febbraio 2026

Alle ore 23, su “Zoom-Storie del nostro tempo”, l’approfondimento sul caso della famiglia di Palmoli, separata da quasi 100 giorni. Le accuse ai parenti di destabilizzare i piccoli. L’avvocato: «Ragionamento paradossale»

PALMOLI. Tra meno di una settimana saliranno a tre le cifre che segnano la separazione della famiglia di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham. Sono passati quasi 100 giorni, infatti, da quel 20 novembre in cui il tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto l’allontanamento dei tre bimbi della famiglia del bosco dalla loro casa di Palmoli per collocarli in una struttura protetta a Vasto. Uno spartiacque nella storia di questa famiglia, che da allora ha iniziato un’odissea giudiziaria apparentemente senza fine. Su Zoom-Storie del nostro tempo, in onda stasera alle 23 su Rete8, abbiamo raccontato sin dall’inizio l’epopea di questa famiglia. E lo faremo anche stasera, partendo da quello che Maria Luisa Palladino e Marika Bolognese, la tutrice dei minori e la curatrice speciale incaricate dai giudici aquilani, scrivono, nero su bianco, nelle loro relazioni: che i bimbi chiedono di tornare a casa. Una richiesta, a parer loro, causata almeno in parte dall’atteggiamento «oppositivo» della madre e dall’arrivo, direttamente dall’Australia, di Pauline e Rachael Birmingham, rispettivamente la nonna e la zia dei tre piccoli con cui non possono passare più di 4 ore e mezzo alla settimana. In particolare, sarebbero le «deliberate mistificazioni» raccontate alla stampa dalle tre donne a contribuire a creare nei bimbi una condizione di «instabilità emotiva» tale da spingerli a chiedere di tornare a casa.
«Un ragionamento sufficientemente paradossale», replica Danila Solinas, l’avvocato che, insieme al collega Marco Femminella, difende gli interessi della famiglia: «Loro hanno provato a mantenere un profilo bassissimo, chi si è esposto è chi ha addirittura aperto le porte della struttura a dei giornalisti Rai». Secondo Solinas, la limitazione degli incontri con la zia e la nonna – che, a più di 80 anni, si è sobbarcata un volo di quasi 16 ore per vedere i suoi nipoti – è qualcosa che va «oltre ogni limite, soprattutto se si pensa a quel diritto alla socializzazione di questi bimbi di cui si era tanto parlato».
C’è una parola che, più delle altre, identifica bene la situazione in cui si trova questa famiglia e le sue cause. Per l’avvocato è “irrigidimento”. «È come se le istituzioni si fossero orientate a difendere se stesse», spiega Solinas, «dimenticando quella tutela dei minori di cui sentiamo tanto parlare ma che, spesso, si traduce in parole vuote, lasciando il passo a una difesa corporativa».
Insomma, il patto di fiducia che dovrebbe essere alla base del rapporto tra istituzioni e cittadini sembra essere venuto meno in questa vicenda. A tutto ciò ha contribuito anche il caso dei post contro la famiglia del bosco pubblicati su Facebook da Valentina Garrapetta, la psicologa ausiliare incaricata dalla consulente tecnica d’ufficio Simona Ceccoli, che partecipa alla definizione della perizia psichiatrica su Nathan e Catherine. Una valutazione che avrà un peso decisivo sul pronunciamento del tribunale da cui dipenderanno le sorti di questi genitori e la loro possibilità di continuare a esserlo per i loro tre figli.