I bulli della movida in silenzio dal giudice

I due giovani finiti agli arresti domiciliari e i complici all’obbligo di dimora sono accusati di lesioni aggravate e rapina
CHIETI. I bulli della movida hanno scelto il silenzio. I giovani finiti nei guai per l’aggressione avvenuta a Chieti Scalo lo scorso 16 marzo, e accusati di lesioni personali aggravate e rapina nei confronti di due ragazzi, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Gli arrestati diciannovenni Matteo Camillo Mammarella e Lorenzo Creati, ai domiciliari rispettivamente a Manoppello e Spoltore, e i complici pescaresi Roberto Salutari (23 anni) e Denny Romolo De Luca (18), sottoposti all’obbligo di dimora con divieto di uscire di casa dalle 22 alle 6, ieri mattina sono comparsi davanti al giudice Luca De Ninis per l’interrogatorio di garanzia. Giusto il tempo di declinare le proprie generalità e dichiarare la volontà di restare a bocca chiusa; poi, uno alla volta, gli indagati hanno lasciato il palazzo di giustizia. Gli avvocati Franco Perolino, Gianluca Carlone, Pierluigi De Virgiliis e Alessandro Perrucci valutano ora il ricorso al tribunale del Riesame.
Nel caso di Mammarella, il pubblico ministero Giancarlo Ciani ha chiesto in aula l’aggravamento della misura cautelare, ovvero che venga disposto il carcere. Per l’accusa, infatti, il giovane ha violato il divieto di comunicare con persone diverse da quelle che con lui convivono o che sono chiamate a prestare assistenza, come dimostra un video pubblicato sul profilo Instagram. Il giudice si è riservato la decisione.
In base alla ricostruzione dei poliziotti della squadra mobile e dei carabinieri di Chieti Scalo, nella notte tra il 15 e il 16 marzo scorsi, le due vittime sono scese dall’auto per chiedere di spostarsi a un gruppo di ragazzi che continuava a bloccare la strada nonostante i segnali con clacson e fari. A quel punto, intorno alle tre, nei pressi della Galleria Scalo, è partita la scarica di calci e pugni, anche in pieno volto; a uno dei giovani – secondo l’ipotesi accusatoria – è stato sottratto pure il cellulare. I feriti sono riusciti ad allontanarsi in macchina per poi fermarsi e chiedere l’intervento del 118: uno ha riportato 15 giorni di prognosi e l’altro ben 40, con il rischio concreto di danni permanenti alla mandibola.
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