I candidati a Di Primio: la nostra città è peggiorata
Scontro dopo l’intervista del sindaco al “Centro”. Di Iorio, Ferrara, De Cesare e Amicone: Chieti offre meno servizi. Di Stefano: guardo al bicchiere mezzo pieno
CHIETI. Fabrizio Di Stefano della Lega vede il bicchiere «mezzo pieno»; tutti gli altri lo vedono proprio vuoto. Sono queste le reazioni dei 5 candidati sindaci all’intervista del Centro a Umberto Di Primio, sindaco per 10 anni e protagonista della vita amministrativa dal 1995. Secondo Di Primio, nei suoi 10 anni da sindaco, la città sarebbe migliorata e la sua amministrazione sarebbe quasi da 10.
DI STEFANO «L’eredità di opere pubbliche che Di Primio lascia è un bagaglio importante», dice il candidato del centrodestra, «in particolar modo penso al raddoppio del parcheggio di via Gran Sasso e alla ristrutturazione di piazza San Giustino. Ma c’è anche altro. È chiaro che è più facile vedere il bicchiere mezzo vuoto che mezzo pieno: io, che sono ottimista di natura, guardo quello mezzo pieno. Poi ci sono, e lui non li ha negati, i problemi economici e della macchina amministrativa, ricordando, come ha fatto anche lo stesso Di Primio, il disastro economico con cui la precedente amministrazione gli ha lasciato il Teatro Marrucino. E ricordo anche che Nicolla Cucullo lasciò le casse del Comune piene. È evidente che si può fare e si deve fare di più e meglio, perché l’obiettivo di chiunque è migliorare quello che trova. E anche da parte mia ci sarà questo obiettivo».
DI IORIO Bocciatura senza appello da Bruno Di Iorio, candidato del polo civico dell’asse Febbo-Marzoli: «È impossibile non dare un giudizio negativo. Non si tratta di un’opinione ma di una constatazione di dati oggettivi. Il sindaco uscente, che vede quasi tutti i suoi assessori e consiglieri ricandidati a sostegno di Di Stefano, lascia una città più povera, più rassegnata e con meno famiglie residenti. Un bilancio disastroso ha condotto al taglio dei servizi alle famiglie: basti pensare che a Chieti si è arrivati a chiudere gli asili e a eliminare gli scuolabus. Nel momento in cui le giovani famiglie non hanno servizi ma vedono aumentare la Tari è inevitabile che si trasferiscano altrove, con l’età media della popolazione che aumenta ulteriormente. Chieti ha perso, soprattutto negli ultimi cinque anni, migliaia di residenti e il prezzo degli immobili è crollato. Come fa il sindaco a dirsi soddisfatto? La chiusura di tantissime attività commerciali è la cartina al tornasole di un’amministrazione che, nonostante le continue promesse, non è riuscita neanche a restituire alla città il tunnel di largo Barbella e Palazzo d’Achille ristrutturato. Addirittura in Piazza San Giustino, nel cuore della città, crescono le erbacce ai piedi di una Cattedrale che dovrebbe essere prezioso patrimonio da tutelare anche in ottica turistica. Su dissesto idrogeologico e tutela ambientale non è stato fatto quasi nulla e zero aree di sgambamento per cani. Chieti scalo non ha avuto l’attenzione che merita. Rileggendo i programmi elettorali del 2010 e, soprattutto, del 2015 è evidente che non è stato fatto quasi nulla di quanto promesso. Per cosa saranno ricordati i dieci anni Di Primio sindaco? Se mi sforzo di pensarci mi viene in mente solo una fontana di dubbio gusto in piazza Valignani».
FERRARA «Forse, Di Primio, parla di un’altra città», riflette Diego Ferrara del Pd, «è la sintesi più rispondente alla realtà. Il sindaco uscente, che si autogratifica per un’amministrazione disastrosa e fallimentare, parla come se avesse fatto cose buone e giuste per tutti. Lo scontento, che si registra in città e che i cittadini ormai manifestano ovunque, ci racconta altro. Una città mortificata da una gestione chiusa, distante dai bisogni delle persone. Di Primio, che menziona i fondi per la non autosufficienza, ha mai incontrato i genitori di figli disabili? Si è mai interessato del profondo disagio sopportato ogni giorno per via di una sottrazione continua di servizi alle famiglie? Parla di fiumi di risorse pubbliche, ma poi si dimentica di aggiungere persi o, peggio ancora, sottratti dal suo governo regionale di centrodestra. Una destra del genere ha prodotto solo 10 anni di guai alla nostra bella città».
DE CESARE «È un dato di fatto che la città sia regredita sotto ogni aspetto, con tutto il rispetto per l’impegno profuso da parte del sindaco e della sua giunta». Così la vede Paolo De Cesare. «Basti pensare al calo demografico che ha portato Chieti ad essere la quinta città d’Abruzzo per numero di abitanti, inferiore anche a Montesilvano che non è neanche capoluogo; alla continua spoliazione di enti pubblici ed uffici strategici; alla sede storica del municipio ed al tunnel pedonale chiusi rispettivamente da 11 anni e 13 anni; all'abbandono in cui vertono le periferie; alle decine e decine di aziende ed attività commerciali ed artigiane chiuse, con la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro; alla mancanza di asili nido pubblici ed alla totale assenza del servizio di scuolabus; alla tassazione che ha toccato livelli altissimi; alla carenza di manutenzione ordinaria del verde pubblico; ad un piano regolatore fermo agli anni ’60; a strutture sportive fatiscenti a partire dallo stadio Angelini; alla mancanza di supporti tecnologici e digitali».
AMICONE «Lascerei commentare direttamente i cittadini», dice Luca Amicone del M5s, «chi si fa un giro per Chieti vede una città disorganizzata con problemi mai risolti, anche quelli ereditati sono rimasti lì: per aprire il tunnel ci sono voluti 10 anni e questo delinea un chiaro fallimento perché per concludere un’opera al massimo ci vogliono tre o quattro anni. Al di là dei sondaggi, la risposta sta nei numeri: una città che si spopola è poco appetibile; dove ci sono tante abitazioni e locali sfitti e attività che non decollano è una città amministrata male. Questi sono dati di fatto e non semplici opinioni. Per non parlare del rapporto che Di Primio ha avuto con gli altri enti: Chieti sembra un Comune che non dialoga affatto con ospedale e università. Infine abbiamo visto tutti la perenne crisi dell’amministrazione Di Primio che, a ogni consiglio comunale, ha rischiato di cadere. Il giudizio finale è totalmente negativo, poi, se i cittadini non sceglieranno di rinnovare veramente la classe politica, il declino di Chieti continuerà e molti altri residenti fuggiranno verso altri comuni limitrofi».

