I cinque profughi espulsi ricorrono al Tar

12 Luglio 2016

Torino di Sangro. Dormono in strada e mangiano alla Caritas di Lanciano. «Quali regole che non avremmo rispettato?»

TORINO DI SANGRO. Sono a Lanciano i cinque profughi allontanati dal Centro di accoglienza Hotel Lecceta di Torino di Sangro sabato mattina al termine di un blitz di polizia, carabinieri e vigili urbani. L’allontanamento e la revoca della protezione internazionale che tanto sta facendo discutere, ha uno strascico non indifferente. Sia perché gli avvocati frentani dei cinque immigrati, Alessandro Marrone ed Ernesto Graziani sono pronti a far ricorso al Tar contro i provvedimenti, e sia perché i cinque sono stati abbandonati a loro stessi. Potrebbero essere ovunque, andare ovunque.

«Vivono per Lanciano, dormono sotto i ponti e per strada», segnala l’avvocato Marrone, «e pranzano dalla Caritas. Sono stati abbandonati a loro stessi e non hanno nulla». Jao, Omar e Silla, tutti senegalesi, e Musa e Bamba, ghanesi, sono arrivati in città sabato perché portati nel commissariato di Lanciano dopo il blitz e poi praticamente sono stati abbandonati a loro stessi. «E non sanno neanche perché sono stati cacciati dal Centro», aggiunge l’avvocato Marrone, «nel provvedimento del prefetto si dice che non hanno rispettato le regole del campeggio. Ma quali regole? Cosa avrebbero combinato? Non è dato sapere visto che il provvedimento è assai generico. Da qui la decisione di presentare ricorso al Tar per una sospensiva del provvedimento che revoca l’accoglienza e che loro non hanno neanche firmato».

Se si chiede ai cinque perché sono stati cacciati rispondono alzando le spalle e in un italiano stentato dicono: «Non lo sappiamo. Abbiamo chiesto alla polizia, non ci è stato risposto. Addirittura Musa è stato scambiato per un altro immigrato. Sappiamo solo che siamo qui, sulla strada, non abbiamo un tetto, nulla. Siamo anche soli, non abbiamo familiari in altri paesi». E un rimpatrio sarebbe devastante. «Bamba e Musa se tornassero in Gambia finirebbero in carcere per 15 anni perché si sono resi irreperibili alle autorità locali», dice Marrone, «inoltre Bamba Diuf da 5 mesi in Italia ancora non è stato ascoltato dalla commissione per la protezione internazionale per capire se ha diritto all’asilo politico come rifugiato o meno. Ma con questo provvedimento che revoca il diritto all’ospitalità praticamente si blocca in origine la domanda di protezione internazionale».

Da parte sua Simone Caner, responsabile di Matrix, l’associazione che gestisce il centro immigrazione di Torino Di Sangro ha parlato di allontanamento perché i cinque non avrebbero rispettato le regole interne del Centro, non perché abbiano compiuto crimini. Ad ogni modo questo allontanamento si sta ripercuotendo su questi ragazzi, lasciati in strada, e anche su Lanciano che non riesce ad accoglierli. (t.d.r.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA