I “collar swap” per coprire i buchi
Vent’anni fa i derivati furono un’invenzione per ristrutturare i debiti. Provarono così a uscire dalla palude dei conti in rosso anche le amministrazioni pubbliche. Lo fecero la Provincia di Chieti,...
Vent’anni fa i derivati furono un’invenzione per ristrutturare i debiti. Provarono così a uscire dalla palude dei conti in rosso anche le amministrazioni pubbliche. Lo fecero la Provincia di Chieti, il Comune di Pescara e anche l’amministrazione di Penne. Per tutti, fu un’operazione a perdere. Ma cosa sono i derivati? I “collar swap” sono contratti di prestito tra banca e cliente che permettono di fissare un tetto al rialzo del tasso variabile ma con la rinuncia ai benefici di un eventuale movimento a ribasso oltre un livello soglia predefinito. Il problema è che, secondo le sentenze, sia in Abruzzo che in altre zone d’Italia, quelle operazioni finanziarie si rivelarono troppo svantaggiose per i contraenti anche a causa della presenza di spese occulte. A partire dal 2013, con i rendimenti negativi, si scoprì che «già al momento del perfezionamento dei singoli contratti, gli stessi presentavano un mark to market negativo a svantaggio dell’ente».

