«I danni alla Marina annunciati da lavori insufficienti»

13 Agosto 2015

VASTO. Sono costati 440mila euro i lavori per la realizzazione di condotte per le acque bianche, ma è bastato un acquazzone per mandare in tilt l’impianto nuovo di zecca. La pioggia che nella notte...

VASTO. Sono costati 440mila euro i lavori per la realizzazione di condotte per le acque bianche, ma è bastato un acquazzone per mandare in tilt l’impianto nuovo di zecca. La pioggia che nella notte tra il 2 e il 3 agosto scorso ha prodotto danni alla rete fognaria nel tratto nord del litorale (in corrispondenza del monumento alla Bagnante), oltre a comportare l’emissione di una ordinanza sindacale che vieta la balneazione proprio in quella zona, ha rinfocolato le polemiche sulla utilità o meno di una serie di interventi strutturali che la stessa amministrazione comunale non esitò a definire “risolutivi” quando nel 2011 scoppiò il caso Fosso Marino, il canale che sfocia vicino al pontile dove in pieno ferragosto venne installato un divieto di balneazione.

Le opere in questione sono quelle appaltate nel 2012 dal Comune alla ditta De Francesco costruzioni di Castelpetroso. L’impresa molisana (la stessa che ha realizzato il parcheggio multipiano di via Foscolo), si aggiudicò la gara praticando un ribasso del 40% sull'importo a base d’asta (440mila euro), per il convogliamento delle acque bianche e sorgive e per evitare, quindi, un sovraccarico della rete fognaria che è collassata nonostante gli interventi messi in campo e i soldi pubblici spesi. Il sindaco Luciano Lapenna, che ha vietato precauzionalmente la balneazione in corrispondenza del monumento alla Bagnante, ha parlato di «una bomba d’acqua», cioè di un evento atmosferico eccezionale, ma le minoranze mettono invece in discussione proprio i lavori fatti in quel punto, ritenendoli, nella migliore delle ipotesi, insufficienti. Opere che, secondo i tecnici comunali, avrebbero dovuto anche evitare il ripetersi di quei fenomeni di allagamento che, ad ogni pioggia, rendono il lungomare Cordella molto più simile ad una laguna. «È bastata una pioggia insistente per far saltare tutto», attacca Massimo Desiati, portavoce dell’intergruppo consiliare “Vasto 2016”, «è inutile che il sindaco la chiami bomba d’acqua, evocando chissà quale eccezionale e irripetibile fenomeno atmosferico. Non è stato uno tsunami. Il vero tsunami per la nostra città, è la sua amministrazione. Fummo i primi a denunciare che quei lavori erano insufficienti ed anzi avrebbero potuto rivelarsi dannosi per quella zona ed ecco la prova dei fatti», incalza Desiati. (a.b.)

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