I denunciati: non volevamo fargli male

In caserma con gli avvocati i tre giovani accusati di lesioni all’occhio del 17enne: rischiano da 3 a 7 anni di carcere
LANCIANO. Hanno compreso la gravità del loro gesto leggendo gli articoli sul 17enne che rischiava di perdere l’occhio. Così uno alla volta sono andati in caserma, accompagnati da avvocato e genitori, a spiegare ai carabinieri che si è trattato di una baruffa, che non si sono resi conto del danno arrecato al ragazzo. Ma i militari conoscevano già i loro volti, immortalati da una telecamera presente in largo Mario Bianco, teatro dell’aggressione. Ora i tre 19enni, denunciati a piede libero per lesioni personali aggravate, rischiano da tre a sette anni di reclusione.
I DENUNCIATI. Provengono da famiglie perbene e mai prima d’ora si sono trovati nei guai i tre giovani denunciati per l’aggressione al 17enne nella “Nottata”. Francesco P., Riccardo F. e Francesco V. in questi ultimi giorni hanno provato dispiacere e rimorso, hanno pianto e avuto paura per le conseguenze del loro comportamento. Negli stessi momenti i carabinieri della Compagnia di Lanciano, coordinati dal capitano Vincenzo Orlando, stringevano il cerchio intorno agli autori dell’episodio di violenza avvenuto alle 5,30 di sabato 14.
LE TELECAMERE. Dopo una serie di sopralluoghi in largo Bianco per ricostruire il probabile tragitto di vittima e aggressori, i militari del Nucleo operativo e radiomobile sono riusciti a individuare alcune telecamere private, annesse ad attività commerciali. In particolare quella di uno studio di architettura, puntata proprio sullo slargo adibito a parcheggio, ha immortalato la scena dell’aggressione.
IL LITIGIO. Dai filmati si vede il 17enne che da solo incrocia il gruppetto di 5 ragazzi, alticci. Questi gli rivolgono qualche domanda su indicazioni stradali, ma più per prenderlo in giro. Il ragazzo si volta e li fronteggia. Tre di loro si fermano e tornano indietro, gli altri due tirano dritto. Il 17enne si ritrova prima faccia a faccia con Riccardo F., il quale gli tira un pugno che manda in frantumi gli occhiali e danneggia la cornea dell’occhio sinistro. Poi gli altri due lo prendono a schiaffi. Il litigio, per futili motivi, dura poco. Poi sia il ragazzo che i 19enni proseguono per la loro strada.
LA CONFESSIONE. Le immagini, non sempre nitide, mostrano le fattezze degli aggressori e il loro abbigliamento. Mancano però i nomi, anche perché il 17enne ha sempre detto di non conoscerli. Un grande aiuto ai militari arriva martedì sera. Alle 23 in caserma si presenta Francesco P., accompagnato dall’avvocato Sandro Mammarella. «Ha collaborato e fatto i nomi», spiega il legale, «fornendo anche i numeri di cellulare così che è stato possibile verificare quelli presenti in largo Bianco. Ha raccontato che hanno incrociato il ragazzo, c’è stato uno scambio di battute e poi lui li ha chiamati a sé. Sono tornati indietro in tre: uno ha sferrato il pugno che ha rotto gli occhiali, le schegge delle lenti lo hanno ferito alla mano. Il mio assistito e l’altro gli hanno dato degli schiaffi. Il tutto è durato dieci secondi. Il ragazzo non ha perso sangue ed è andato via sulle sue gambe, non pensava si fosse fatto così male. Lo ha capito dai giornali, dal post del padre del 17enne. Ed è crollato, ma aveva paura di quello che poteva succedergli».
«NESSUN PESTAGGIO». Il giorno dopo anche gli altri due decidono di costituirsi. «È stato un episodio occasionale, non si è trattato né di bullismo né di pestaggio», precisa l’avvocato Gaetano Pedullà, che insieme al collega Vincenzo Salini assiste Riccardo F. e Francesco V., «i ragazzi non si conoscevano e pensavano che la cosa si fosse conclusa lì per lì. Hanno appreso dai giornali che il ragazzo rischiava di perdere l’occhio. Così hanno ritenuto di rendere spontanee dichiarazioni. Uno è già stato ascoltato, l’altro a breve. Non ha dato un pugno ma una manata energica sulla faccia per allontanare il 17enne. Ne hanno parlato con i genitori, persone non abituate a queste cose: sono dispiaciuti per le conseguenze che avranno sia il ragazzo ferito che i loro figli».
LA PROCURA. La posizione dei tre è ora al vaglio della Procura. I carabinieri hanno consegnato un corposo rapporto al sostituto procuratore Francesco Carusi. «È fondamentale la tempestività della denuncia alle forze dell’ordine», sottolinea il capitano Orlando, «determinati particolari, che potrebbero essere risolutivi, sono sicuramente più chiari nell’immediatezza dei fatti. E va rimarcata l’importanza dell’efficienza dei sistemi di videosorveglianza nelle città, che rappresentano una tra le più vantaggiose misure di controllo del territorio ed un supporto per le investigazioni in caso di reati».
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