I dipendenti Ater chiedono garanzie per salvare il posto

31 Luglio 2015

CHIETI. «Una nuova idea di approccio con l’abitato, per realizzare un sistema tenga conto delle nuove esigenze, comprese quelle che riguardano la grande povertà in forte aumento. C’è bisogno di...

CHIETI. «Una nuova idea di approccio con l’abitato, per realizzare un sistema tenga conto delle nuove esigenze, comprese quelle che riguardano la grande povertà in forte aumento. C’è bisogno di rinnovare e innovare l’impianto normativo, anche per assicurare le giuste risorse all’edilizia popolare». Così l’assessore regionale Donato Di Matteo ha presentato ieri, in un incontro al Parco Paglia, la delibera da lui promossa sul social hounsing. L’incontro, però, è diventato spunto per i lavoratori dell’Ater Chieti per far sentire le loro perplessità sul processo di riforma. La delibera sul social housing è infatti legata alla riforma delle Ater che ne prevede la soppressione, con la nascita dall’Ara, l’agenzia regionale dell’abitato, che realizzerà un fondo di investimento su cui possono confluire sia il pubblico che il privato. «Tutti insieme”, spiega Di Matteo«, si potrà ripartire sotto la gestione di una sgr – società gestione risparmio – per ricostruire, acquistare l’invenduto e realizzare nuove edificazioni». La ventina di dipendenti dell’Ater Chieti ha inviato una lettera al sindaco Umberto Di Primio, al presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, e allo stesso Di Matteo. Il timore è che nella creazione dell’agenzia unica si perda, o quanto meno non si tenga nella giusta considerazione, il patrimonio dell’Ater teatina, dai 2.500 alloggi popolari, alle numerose proprietà, molte inutilizzate, alle risorse umane. «Il convegno sul social housing», si legge nella lettera, «è l’occasione per manifestare la nostra preoccupazione. Nonostante gli sforzi legislativi operati dalla Regione, non si vedono soluzioni positive per la permanenza dell’azienda a Chieti e per il destino dei dipendenti in attesa di stipendi arretrati. Tale situazione rischia di far perdere ulteriori posti di lavoro e di ridurre o eliminare un servizio di edilizia sociale per i circa 10 mila utenti». (a.i.)