I giudici: specializzandi, tutti da risarcire

20 Aprile 2015

La sentenza pilota parte da Chieti: condanna l’Università al pagamento extra dei borsisti che percepivano solo 800 euro

CHIETI. Borse di studio troppo povere per chi si è specializzato nelle scuole di Medicina prima del 2007. Parte da Chieti una delle sentenze pilota, la seconda in Italia dopo un precedente romano, che riconosce a 19 specializzandi la differenza economica tra quanto percepirono loro, tra il 2000 e il 2007 (circa 800 euro al mese) e ciò che invece viene erogato adesso (quasi il doppio), con conseguente condanna dell’Università D’Annunzio a risarcire le relative somme, tutte ancora da quantificare, con gli interessi maturati negli anni.

Davide sfida Golia nel 2010. Ma il ricorso di primo grado, davanti al giudice del lavoro del tribunale di Chieti, Ilaria Prozzo, va male agli specializzandi. Il giudice lo respinge a novembre del 2013. Ma i 19 non gettano la spugna. Assistiti dall’avvocato teatino Omar Sanelli e dal suo giovane collaboratore Lino De Leonibus, ricorrono alla Corte d’Appello dell’Aquila contro l’Ateneo, il Miur, il ministero dell’Economia e delle Finanze e la presidenza del Consiglio dei ministri. E il 16 aprile scorso, i giudici di secondo grado, Rita Sannite (presidente), Ciro Marsella e Paola De Nisco, hanno ribaltato la sentenza di primo grado riconoscendo, agli appellanti, il diritto alla rideterminazione triennale delle borse di studio percepite. Le motivazioni della sentenza devono essere ancora pubblicate. Sono molto attese perché rappresentano un precedente che ha una valenza nazionale. Già da ora però si può dire che il ricorso non è stato accolto nella parte i cui gli specializzandi ritenevano che l’ammissione e la frequenza alla scuola che forma medici specialisti determinasse la costituzione di un rapporto di impiego, quindi di lavoro subordinato. Se fosse stato così, le Università italiane, cioè Golia, sarebbero finite ko. Il punto accolto, invece, riguarda la sperequazione tra chi si è specializzato prima del 6 luglio del 2007 e chi l’ha fatto dopo. In quella data infatti un decreto del presidente del Consiglio dei ministri stabilì un miglior trattamento economico a favore degli specializzandi a decorrere però solo dall’anno precedente. Ma così facendo, generò una disparità totale tra chi s’era specializzato prima dell’entrata in vigore della nuova normativa e chi invece, più fortunato e favorito, ha conseguito la specializzazione dopo il 2006. Il giudice di primo grado avrebbe quindi dovuto riconoscere subito, già nel 2013, il diritto alla retroattività del miglior trattamento economico condannando l’Università, i due ministeri e la presidenza del Consiglio dei ministri, a risarcire il popolo degli specializzandi. Che ha vinto al secondo round.