I guai della piscina, l’ex gestore cacciato perde l’ultima causa

19 Febbraio 2022

Affitti e bollette non pagati e lavori promessi, ma mai fatti Anche il Consiglio di Stato boccia il ricorso di Puddu

CHIETI. Ci ha provato fino all’ultimo a scaricare le cause dell’inadempimento contrattuale sul Comune evocando l’«ingiustizia» dei provvedimenti presi, ma di fronte a 136.651,24 euro di affitto mai pagati, 196.359,50 euro di bollette dell’acqua non saldate e alla mancata realizzazione dei lavori promessi, non è riuscita la sfida impossibile all’ex gestore della piscina comunale. «L’appello non è fondato e va respinto»: con questa formula il Consiglio di Stato ha bocciato un ricorso della Teate Splashing di Gianfranco Puddu, condannato la società a pagare 4mila euro di spese di lite al Comune e chiuso un contenzioso che va avanti dal 2015. Tra le righe della sentenza c’è scritto che il Comune, mandando via la Teate Splashing dall’impianto di via Maestri del Lavoro, non ha fatto altro che esercitare un diritto: risolvere il contratto per «assoluto inadempimento contrattuale».
CONTI IN ROSSO DAL 2012 La gestione di Puddu era cominciata nel 2012 per concludersi tre anni dopo. Davanti al Consiglio di Stato, la Teate Splashing, assistita dall’avvocato Sabatino Ciprietti, ha raccontato che «aveva immediatamente prospettato gravi difficoltà esecutive, imputabili alle serie disfunzioni strutturali, con considerevoli spese straordinarie e imprevedibili, ai fini del rifacimento totale dell’impianto sanitario e di areazione, del rifacimento e messa a norma antisismica degli spogliatoi». Davanti ai giudici amministrativi, Puddu ha sostenuto poi che «gli impegni economici che aveva dovuto affrontare pari a circa 1.076.496,22 euro nell’arco del triennio e la concomitante riduzione degli utenti avevano determinato una insuperabile difficoltà nella gestione» tanto da chiedere al Comune «la rateizzazione del canone per il 2012 e 2013». In tre anni, la Teate Splashing ha accumulato debiti fino alla revoca; poi l’impianto è stato affidato alla partecipata comunale Teateservizi; ora la piscina è in mano alla Esa Sales Network dell’imprenditore teatino Walter Serpellini che la gestirà fino al 2045.
LA SENTENZA La sentenza del Consiglio di Stato spiega perché il Comune non ha sbagliato a cacciare la Teate Splashing: «Mancato pagamento dei canoni, sin dall’inizio della gestione, per un ammontare complessivo di 136.651,24 euro; mancato pagamento delle utenze idriche per complessivi 196.359,50 euro; parziale e/o mancata realizzazione di lavori obbligatori (rifacimento della pavimentazione esterna dell’area vasche e sistemazione torre tuffi); mancato rispetto dei termini previsti dal cronoprogramma per la realizzazione delle opere obbligatorie e migliorative; impossibilità di addivenire, così come proposto dalla Theate Splashing, alla rideterminazione del canone ovvero alla risoluzione consensuale del contratto».
PROCURA E CORTE DEI CONTI L’ex gestione della piscina, nel 2018, è finita anche al centro di un’inchiesta della procura per concorso in frode nelle pubbliche forniture; nel 2017 pure la Corte dei conti se n’è occupata e, in una sentenza di condanna a carico di un dirigente comunale accusato di non controllare il gestore, ha messo nero su bianco che «l’associazione sportiva affidataria della gestione dello Stadio del Nuoto non solo ha omesso, fin dall’inizio del rapporto, di pagare i dovuti canoni periodici in favore del Comune nonché le bollette idriche, ma si è resa anche inadempiente rispetto agli obblighi, contrattualmente assunti, di eseguire opere di adeguamento accessorie obbligatorie per l’importo di 434.600 euro e interventi di miglioria alla struttura per 1.026.953 euro».