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11 Novembre 2020

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ATESSA. Hanno effettuato un percorso di formazione e acquisito il patentino da carrellista e ora John (Nigeria), Mare (Burkina Faso), Adam e Amir, entrambi del Sudan, sono stati impiegati, ad ottobre 2019, nello stabilimento Sevel di Atessa, con contratto di somministrazione annuale. Per l’impegno nell’integrazione e per l’inserimento lavorativo dei rifugiati, Sevel e Fca sono state premiate ieri mattina dall’Unhcr, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, con il prestigioso logo Welcome, Working for refugee integration per l’anno 2019. Il riconoscimento è stato assegnato grazie alla partecipazione di Fca al progetto MOI, “Migranti, un’Opportunità d’Inclusione”, nato da un’intesa tra il Comune di Torino, la Regione Piemonte, la città metropolitana di Torino, la prefettura, la diocesi di Torino e la fondazione compagnia di San Paolo, con l’obiettivo di contribuire alla risoluzione della condizione dell’ex-Moi di Torino (Mercato Ortofrutticolo all’Ingrosso divenuto villaggio olimpico per l’Olimpiade invernale Torino 2006) dove quattro stabili erano occupati (fino a luglio 2019) da diverse centinaia di persone immigrate, in condizione di degrado e disagio, alle quali il progetto ha offerto percorsi di accompagnamento individualizzato per l’autonomia abitativa e lavorativa e concrete opportunità di inclusione sociale.
L’impegno di Fca nel progetto, grazie ad una collaborazione con la Fondazione Compagnia di San Paolo, è consistito nell’organizzazione e nell’erogazione di un percorso formativo rivolto a 15 persone del Moi (gli stati di provenienza erano Sudan, Nigeria, Somalia, Burkina Faso, Ghana, Mali, Togo), con la finalità di prepararli al mondo del lavoro. Il percorso formativo si è focalizzato sulle competenze richieste dal processo produttivo.
«L’inserimento lavorativo dei quattro rifugiati è stato un successo sotto il profilo professionale», sottolineano fonti aziendali, «con il rinnovo contrattuale appena arrivato per gli aspetti di inclusione sociale, con il team Sevel e la comunità locale per temi più personali come la possibilità di supportare in modo continuativo la famiglia rimasta nel paese di origine e di considerare il ricongiungimento familiare». (d.d.l.)