I medici: «La carne non va bandita dalle nostre tavole»

24 Gennaio 2016

E’ tra le cause del tumore? Gli esperti riuniti a Chieti smontano le paure: «Basta non esagerare e variare»

CHIETI. Carne rossa da non demonizzare né, tanto meno, escludere dalla dieta. Ma il consiglio dell’esperto è senza dubbio quello di non esagerare e, soprattutto, di variare. Perché è la monotonia che fa il danno. Un consiglio, quello di mangiare un po’ meno carne rossa, che va seguito soprattutto in Abruzzo, perché la patria dell’arrosticino, per il consumo di carne rossa, è al di sopra la media italiana.

L’allarme carne rossa lanciato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) di Lione, massima autorità in materia di studio degli agenti cancerogeni, ha chiamato a rapporto anche l’Ordine dei medici di Chieti che ieri ha tenuto un convegno invitando esperti del settore ai quali ha rilanciato l’interrogativo al centro dell’incontro, “Carne e tumori: mito o realtà?”. A fare gli onori di casa sono stati il presidente dell’Ordine teatino, Ezio Casale e il consigliere dell’Ordine, Lorenzo Capasso. A relazionare sono stati chiamati i professori Michele Amorena, ordinario di farmacologia e tossicologia veterinaria all’università di Teramo, Nicolantonio D’Orazio, docente di nutrizione umana e clinica e direttore dell’unità operativa di nutrizione umana e clinica alla d’Annunzio, e Antonello Paparella, ordinario di microbiologia alimentare all’università di Teramo.

Si è scoperto così che l’Abruzzo si trova tra le tre regioni italiane che più amano la carne rossa (le altre sono Sicilia e Sardegna). E la cosa non desta stupore, trattandosi di una regione di allevatori, patria dei pastori resi celebri da Gabriele d’Annunzio. «La media del consumo di carne pro capite», ha riferito il professor D’Orazio, «si attesta tra gli 80 e gli 85 chili a persona ogni anno. La varietà più utilizzata si suddivide tra carne ovina, suina e bovina. A fare la parte del leone è però la carne di maiale. In media se ne mangiano circa 27 chili a persona ogni anno. Abbiamo studi che connotano la presenza della carne come alimento preponderante dell’alimentazione quotidiana. Il consumo si aggira intorno 90 grammi al giorno, le linee guida mondiali direbbero di abbassarne l’utilizzo almeno a 70 grammi al giorno».

Non è importante solo abbassare leggermente il consumo di carne rossa, ma anche effettuare scelte consapevoli delle tipologie di questo alimento. Perché le carni non sono uguali, il contenuto di proteine, vitamine, aminoacidi e oligoelementi si diversificano da animale ad animale e anche da taglio a taglio. Occorre considerare anche la conservazione, la frollatura e, infine, le modalità di cottura. È importante, inoltre, variare la tipologia di carne consumata, stando anche attenti a verificare che si tratti di prodotti certificati. New entry al top della classifica delle tipologie di carne più sane è lo struzzo (peccato che costi parecchio e non si trovi facilmente sul mercato) che risulta molto nutriente dal punto di vista aminoacidico e del ferro. Contiene anche più ferro della carne di cavallo, di cui generalmente ci si ricorda solo quando si è malati.

E il maiale? L’animale di cui si dice che non si butta via nulla non va messo in fondo alla classifica. Scopriamo che ci sono allevamenti di maiale che utilizzano farine a base di pesce che contengono omega 3 e contribuiscono ad abbassare molto la presenza dei grassi saturi nella carne e nel colesterolo. Prodotti che arrivano da questi allevamenti certificati hanno un contenuto di grassi saturi e colesterolo inferiore ad altre carni. Ma gli insaccati restano il tasto dolente, da maneggiare con prudenza!