«I pasti li portiamo da casa» Parte la diffida sulle mense

Protesta dei genitori del Comprensivo 3 su caro tariffe e qualità delle pietanze La preside: «Noi pronti al servizio ma mancano ancora le autorizzazioni»
CHIETI. Genitori contro il servizio mensa nelle scuole dell’Istituto comprensivo 3 a Chieti Scalo. Pronti a diffidare la scuola per ottenere di far portare il pasto da casa ai propri figli.
Lo scorso anno scolastico la scuola ha fatto sapere alle famiglie che per l’anno successivo si poteva pensare a un’ipotesi di pasto domestico per gli alunni. Molti genitori avevano accolto molto positivamente l’ipotesi, anche perché imperversava la protesta contro il servizio di refezione scolastica che aveva appena aumentato le tariffe ma lasciava molto a desiderare dal punto di vista della qualità. Anche a causa di quelle polemiche, il Comune ha deciso di rivedere il sistema dei pasti scolastici venendo incontro a molte richieste dei genitori. Ciò nonostante, molti alunni hanno continuato a tornare a casa lamentandosi di ciò che mangiavano a scuola. Perciò l’iniziativa sul pasto domestico (vale a dire preparato a casa e portato a scuola) avviata dalla dirigente del Comprensivo 3 Maria Assuna Michelangeli, è stata presa con grande favore dalle famiglie. Solo che, a meno di due settimane dal ritorno in aula, del pasto domestico non si è saputo più nulla. I genitori hanno chiesto lumi alla preside, ma la dirigente scolastica ha risposto che non erano arrivate le autorizzazioni della Asl e dell’amministrazione comunale e per questo motivo non poteva ancora muoversi. «Facendo seguito all’avviso numero 113 del 04/06/2018», scrive la preside in una comunicazione ufficiale di lunedì scorso, «si ribadisce la disponibilità dell’Istituto a consentire la fruizione del tempo mensa con pasto portato da casa per gli alunni frequentanti le sezioni a tempo pieno delle scuole primarie e della scuola secondaria di primo grado. A questo proposito, si fa presente che a oggi, tuttavia, non sono ancora pervenuti i pareri favorevoli degli enti competenti, indispensabili per attivare il servizio».
Il mancato arrivo dei pareri ha mandato su tutte le furie i genitori insoddisfatti del servizio mensa del Comune. Di qui la decisione di inviare una serie di diffide alla libera consumazione del pasto domestico, sulla scorta di una sentenza della Corte d’appello di Torino che nel 2016 ha accertato il diritto dei genitori di scegliere per i proprio figli tra la refezione scolastica comunale onerosa e il pasto domestico da consumarsi nell’ambito delle singole scuole e nell’orario destinato alla refezione.

