I periti del giudice: «Morto per l’ernia? No, è shock settico»

VASTO. Lorenzo Di Nardo, il paziente di Fresagrandinaria, morto a maggio 2017 a 67anni, 72 ore dopo un’operazione di ernia eseguita all’ospedale San Pio, morì a causa di un shock settico che...
VASTO. Lorenzo Di Nardo, il paziente di Fresagrandinaria, morto a maggio 2017 a 67anni, 72 ore dopo un’operazione di ernia eseguita all’ospedale San Pio, morì a causa di un shock settico che compromise diversi organi. I medici che si occuparono di lui non furono responsabili della sua morte. Né un’accelerazione degli esami con la Tac a Vasto, piuttosto che a Lanciano avrebbe eluso il tragico epilogo. A queste conclusioni sono arrivati il professor Vittorio Fineschi, ordinario di Medicina legale della Sapienza di Roma, e il collega, professore Giorgio De Toma, ordinario di Chirurgia generale.
I due periti sono stati incaricati dal gip del tribunale di Vasto, Fabrizio Pasquale, di eseguire l’incidente probatorio in aggiunta alle perizie di parte che erano state depositate un anno fa e che già avevano escluso la responsabilità dei medici nell’accaduto. Ad invocare il supplemento di indagine alla Procura sulla morte del 67enne furono i familiari rappresentanti dagli avvocati Nicola Valentini e Pierpaolo Andreoni.
La Procura ha affidato al gip la perizia. I risultati depositati di due docenti nell’ufficio del giudice per le indagini preliminari, arrivano alle medesime conclusioni. È probabile a questo punto che la vicenda venga archiviata. Sono tredici i medici indagati per la morte del 67enne.
Di Nardo era stato ricoverato in regime di day surgery e la mattina del giorno successivo operato. Nel pomeriggio il paziente era stato dimesso. Una volta a casa cominciò a stare male. Il giorno successivo i dolori aumentarono al punto che i faniliari lo riportarono al San Pio. Sottoposto ad accertamenti, fu riportato in sala operatoria e sottoposto a un secondo intervento chirurgico. Fu tutto inutile. Dopo due giorni il cuore di Di Nardo si fermò per sempre gettando nello sconforto la famiglia. Al dolore si unì la rabbia. I parenti dell’uomo hanno deciso di chiedere chiarezza alla Procura. A loro giudizio il loro caro a parte l’ernia godeva di buona salute, difficile rassegnarsi a una morte arrivata due giorni dopo l’intervento. Il fascicolo finì sul tavolo del procuratore Giampiero Di Florio. Il magistrato indagò tutti i medici che si erano occupati del paziente. Un atto dovuto.
L’autopsia venne affidata al medico legale, Pietro Falco, e al chirurgo Raffaele Villini. Sei consulenti incaricati di assistere all’esame medico legale. L’inchiesta delicatissima probabilmente ora è arrivata al capolinea. Soddisfatti i difensori di chirurghi e anestesisti, gli avvocati Antonello Cerella, Arnaldo Tascione e Nadia Di Bello. «L’incidente probatorio conferma che i medici hanno fatto il loro dovere», ha ripetuto l’avvocato Antonello Cerella. (p.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .

