I prelievi confermano: è strage di vongole

14 Aprile 2018

Morto l’80% dei molluschi vicino alla foce del fiume Sangro. Il Cogevo frentano: dopo tre anni di fermo siamo disperati

ORTONA. I primi rilievi effettuati sono drammatici: circa l’80% delle vongole è morto. Sono numeri agghiaccianti quelli emersi dal sopralluogo che gli esperti hanno effettuato ieri mattina nell’area a 200-300 metri dal fiume Sangro, ad una distanza di 500 metri dalla costa di Torino di Sangro. Due biologhe dell’Istituto di biologia marina dell’Università di Bologna con sede a Fano, diretto dal professor Corrado Piccinetti, sono arrivate ieri al porto di Ortona per imbarcarsi alla volta del punto in cui da qualche settimana è scattato nuovamente l’allarme. Due imbarcazioni sono partite dallo scalo marittimo, sulle quali era presente anche il responsabile Asl di Chieti per il settore pesca, William Di Nardo. Sono stati effettuati tre prelievi in altrettanti punti diversi che hanno certificato una moria dei molluschi particolarmente importante.
«Ogni tanto può accadere», ha spiegato Di Nardo di rientro dal sopralluogo, «i motivi di solito sono multifattoriali, approfondiremo questa situazione che si è venuta a creare». La Asl ha infatti previsto una nuova uscita in mare per martedì prossimo per monitorare l’andamento della morìa e capire se il fenomeno andrà verso la stabilizzazione o addirittura un peggioramento. Una barca, di dimensioni più piccole e con a bordo le due biologhe del centro marchigiano riconosciuto a livello nazionale, è rientrata nel porto di Ortona intorno alle 11,45, qualche minuto prima del ritorno della seconda imbarcazione sulla quale vi era Di Nardo.
Le esperte sono poi ripartite alla volta di Fano, dove analizzeranno i campioni raccolti per cercare di capire le cause della moria. Ci vorranno un po’ di giorni prima di poter avere delle risposte ma intanto tra i vongolari la preoccupazione cresce.
Ieri mattina allo scalo ortonese se ne sono radunati una decina, con a capo il presidente del Cogevo frentano, Maurizio Angotti. Proprio quest’ultimo ha descritto lo stato d’animo tra i diretti interessati: «Ormai siamo esasperati di queste vicende», ha dichiarato, «veniamo da tre anni di fermo a causa di una precedente morìa. Siamo tornati a lavorare da appena sette mesi, due giorni a settimana, otto pescate al mese. Ora si è abbattuta questa nuova bomba su di noi».
L’amministrazione comunale ha voluto esprimere solidarietà agli operatori, con il sindaco Leo Castiglione che è andato personalmente al porto. «È un problema serio», ha commentato il primo cittadino, «aspettiamo il risultato delle analisi ed una relazione dettagliata. Porteremo il caso all’attenzione del Consiglio comunale, ci impegneremo ad interessare sia la Regione che il Ministero. Ho ascoltato i pescatori», ha concluso Castiglione, «che sono ovviamente preoccupati. Speriamo che si trovi la causa per poi poter intervenire».
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