«I profughi? Accoglienza regolata»

9 Giugno 2016

Atessa, Borrelli (Mau) e l’arrivo dei migranti: «Fenomeno da gestire e non subire»

ATESSA. «Dobbiamo attrezzarci a gestire il fenomeno, per non subirlo. Chiediamo al sindaco e al prefetto un’accoglienza regolata, limitata e controllata»: questa è la proposta del Movimento Atessa Unita (Mau) sull’eventuale apertura in città di un centro di accoglienza per immigrati. Il Mau e un gruppo di cittadini chiedono un incontro urgente con sindaco e prefetto per sapere chi siano gli immigrati che sarebbero stati assegnati al centro sangrino, quanti sono e dove dovrebbero essere realmente alloggiati. Ad Atessa la notizia dell’arrivo d’immigrati ha portato in fibrillazione l’opinione pubblica, ha creato la nascita di un movimento (“Atessa agli atessani”, che ha raccolto più di 1.300 firme); ha mobilitato il mondo politico che ha fatto organizzare dall’Anpi-Atessa un convegno nel teatro comunale. «Per Atessa è un fatto nuovo l’arrivo degli immigrati. È naturale che ci siano incomprensioni. La prima cosa da fare», sottolinea Giulio Borrelli, capogruppo consiliare del Mau, «è conoscere i fatti per affrontare un problema gigantesco ed evitare che siano alimentate paure, manipolando anche i dati. Per fenomeni complessi, come quello dell’immigrazione, non ci sono soluzione facili; nessuno le ha. Dobbiamo sapere gestire la nuova situazione evitando due atteggiamenti opposti, ma, a mio giudizio, ugualmente sbagliati: alzare muri e barricate contro i migranti; accodarci alla retorica dell’accoglienza per tutti, a tutti i costi».

Borrelli insiste affinché anche il Comune si assuma le proprie responsabilità e abbia un ruolo attivo. La delegazione di cittadini, che ha chiesto di parlare col sindaco e con il prefetto, vuole garanzie sulla sicurezza e che siano concordate le strutture da assegnare agli immigrati. «Dobbiamo attrezzarci», conclude Borrelli, «a gestire il fenomeno per non subirlo. A chi viene e ne ha diritto va, ad esempio, insegnata la lingua italiana. Molti potrebbero essere impiegati in lavori socialmente utili in cambio dell’accoglienza che ricevono. Penso alla manutenzione del suolo, alla pulizia di fossi e canali che gli enti locali non fanno per mancanza di fondi e di personale. La Regione ci deve aiutare con l’assessorato alle politiche sociali. Dobbiamo coinvolgere anche le tante associazioni che hanno esperienza nella gestione dei migranti». (m.d.n.)

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