I ragazzi del Centro Archè e l’Olocausto
ROCCA SAN GIOVANNI. Con emozione, ingenuità e tanta bravura, i bambini e ragazzi dei cinque Centri diurni minori, hanno raccontato uno momento storico indelebile: la Shoah. Venerdì scorso, il...
ROCCA SAN GIOVANNI. Con emozione, ingenuità e tanta bravura, i bambini e ragazzi dei cinque Centri diurni minori, hanno raccontato uno momento storico indelebile: la Shoah. Venerdì scorso, il progetto itinerante, si è concluso a Rocca San Giovanni, con gli iscritti al Centro Archè, ad ascoltarli gli amministratori, il responsabile dei Centri diurni Elio Pallini, e genitori. Momenti indelebili di storia, memoria e riflessione vissuti grazie al racconto dei ragazzi che hanno commemorato l’Olocausto. L’iniziativa è stata promossa dal Comune insieme alla Cooperativa La Rondine del Consorzio Sgs. «È stato un pomeriggio dedicato alla memoria della Shoah, quello passato dai ragazzi del Centro presso Palazzo Croce, con letture, riflessioni e scenette teatrali inerenti la tematica», ha dichiarato Carmelina Caravaggio, delegata alle politiche sociali e alla scuola. «Nella location, allestita per l’iniziativa, i protagonisti si sono immedesimati nei personaggi vissuti in quel brutale periodo, toccandone con mano la cruenta realtà. L'incontro è stato utile ai partecipanti che, oltre allo studio storico, hanno appreso l’importanza della tutela e dell’integrità dei diritti inviolabili dell’uomo evitando, così, ogni forma di discriminazione». «È bene far conoscere alle nuove generazioni questo fenomeno terribile. Si deve rafforzare il senso di solidarietà, tendere sempre la mano ed un aiuto verso i più deboli, verso il prossimo», ha aggiunto il sindaco Giovanni Di Rito. Invece, Pallini ha sottolineato il valore del rispetto, che bisogna sempre avere verso tutti. All’incontro ha partecipato anche il consigliere comunale, Fabio Caravaggio. Si è così concluso, con un bilancio oltre le aspettative, il progetto “Ricordare per non dimenticare che l’odio è sempre l’inizio della fine. Mettiamoci in ascolto”.
Linda Caravaggio
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