I ragazzi del liceo onorano Livatino e la lotta alla mafia

Al museo Barbella studenti con autorità e forze dell’ordine Il cugino del magistrato: lascia un insegnamento universale
CHIETI. «Quando moriremo nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili»: è una delle frasi lette ieri dagli studenti del liceo Gonzaga di Chieti per ricordare Rosario Livatino, il “giudice ragazzino” ucciso dalla mafia nel 1990. Giustizia, legalità e futuro: i temi protagonisti dell’incontro con Salvatore Insenga, cugino del magistrato, che non ha nascosto la commozione nel testimoniare la vita di uno degli uomini simbolo della lotta alla mafia. Martire della giustizia e soprattutto della fede: il magistrato Livatino è stato proclamato beato da Papa Francesco nel 2021.
L’INCONTRO CON I GIOVANI
Nel dare il benvenuto al familiare di Livatino, l’arcivescovo Bruno Forte ha ricordato la grande devozione cattolica del magistrato, nella vita e soprattutto nel lavoro: «Chi promuovere la giustizia con amore non favorirà gli interessi di nessuno», dice, «possa il suo messaggio continuare a ispirare i giovani». E alle future generazioni all’ascolto sono rivolte le parole di Insenga: «Lui credeva veramente nell’uomo», racconta, «riusciva sempre a trovare il buono che c’era nelle persone. Non dimenticava mai la dignità di ognuno anche quando doveva condannare. Ci ha lasciato un insegnamento universale». Nel racconto di Insegna non sono poi mancati ricordi più intimi e familiari. «Mi manca parlare con lui di teologia e di giustizia», dice commosso, «avrebbe potuto ancora dare tanto a questo mondo». Una camicia sporca di sangue è divenuta la reliquia del beato: «La indossava il giorno in cui morì», spiega Insenga, «è il simbolo del martirio. Lui per me è lì dentro». Ad ascoltare la testimonianza di Insegna presente anche il primo cittadino Diego Ferrara: «Il tessuto connettivo di questa città è permeato di senso della legalità, attaccamento alle istituzioni e giustizia», afferma il sindaco, «i giovani sono la speranza per un mondo migliore». Presenti anche i vertici delle forze armate: «Sono qui grazie a lui», sottolinea il comandante provinciale della Guardia di finanza di Chieti Michele Iadarola, «dopo la sua morte il governo ha deciso di aprire quindici posti in più le graduatorie per l’arruolamento e io era proprio il quindicesimo». Anche il sottotenente della radiomobile dei carabinieri di Chieti, Umberto Aleandri, si rivolge ai giovani: «La memoria deve emergere, vivere ed essere acquisita dalle future generazioni affinché si possa combattere la mafia».
LA MOSTRA
La storia del magistrato ucciso a Canicattì è stata racchiusa nella mostra “Sub tutela Dei” promossa dal Centro servizi volontariato (Csv) Abruzzo, fino al 31 marzo al museo Barbella. «Livatino è un’esperienza di vita che non ti lascia indifferente ma ti coinvolge», afferma Ermanno Di Bonaventura del Csv Abruzzo. «Era il giudice che qualunque avvocato si vorrebbe trovare davanti», aggiunge Roberta Masotto, curatrice della mostra, «giudicava il reato. Aveva profondo rispetto della dignità della persona». A fare da ciceroni della mostra gli studenti del liceo: «La lotta alla mafia si fa prima di tutto sul versante culturale perché bisogna cercare di cambiare la società prima che i fatti accadono», dice Gilda Pescara di Libera Chieti e docente del Gonzaga che ha guidato i ragazzi della II A nella realizzazione di “Ti racconto di me” in ricordo del magistrato.
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