I ragazzi e la resistenza: «La libertà si conquista ogni giorno col rispetto»

7 Ottobre 2024

Celebrato l’81° anniversario dell’insurrezione della città contro il nazifascismo  Il sindaco Paolini: «La memoria è un dovere oggi più che mai, coltiviamola»

LANCIANO. «La lezione dei partigiani è che la libertà è sacrificio e si conquista ogni giorno attraverso la solidarietà e il rispetto»: così Carola Di Diego, la mini-sindaco del consiglio comunale dei bambini e dei ragazzi dell’istituto comprensivo Mario Bosco nel suo intervento davanti al monumento ai Martiri Lancianesi ieri, in occasione dell’81° anniversario della rivolta del 5 e 6 ottobre 1943 che diede inizio a una pagina di storia cittadina per la liberazione dal nazifascismo lunga nove mesi, fino al giugno del 44, che le valse la medaglia d'oro al Valor militare. Nel suo discorso Carola ricorda anche le donne della resistenza: «Salvina nascondeva le bombe a mano nel cestino delle mele, Flora (De Vincentiis), Clorinda (Troilo), Wanda (Marciani), Concetta (Carosella) e Teresa (De Ritiis), le telefoniste, deviavano le comunicazioni dirette alle truppe tedesche e Gemma Di Castelnuovo ripuliva i volti dei partigiani trucidati affinché le madri potessero riconoscerli contravvenendo all'ordine dei tedeschi di non toccare i corpi». E sottolinea l’eredità di quei giorni: «La pace e la libertà non sono scontate», dice, «costano sacrificio, coraggio e lotta e a noi spetta custodirne i valori».
Ed è un inno alla pace anche il flash mob degli alunni degli Eroi Ottobrini, scuola intitolata proprio ai martiri, davanti al monumento ai caduti in piazza Plebiscito, seconda tappa del percorso di commemorazione partito dall’ex stazione, dal Cippo del colonnello Michele De Pasqua per arrivare al sacrario in largo Martiri lancianesi. Gli alunni in maglia bianca, bandierine della pace hanno detto “no” alle guerre. E delle guerre di ieri e di oggi, del ruolo attivo delle donne parla la presidente Anpi, Maria Saveria Borrelli, che fa un parallelismo tra la guerra in corso a Gaza e i giorni delle bombe che colpivano Lanciano e degli sfollati tra le strade di Gaza e i lancianesi che si rifugiavano sotto il ponte Diocleziano tra le arcate della Madonna del Ponte. Ed è Borrelli a ricordare i nomi dei Martiri, delle persone morte per rappresaglia e anche dei carabinieri che dopo l'8 settembre si rifiutarono di consegnare le armi al comando tedesco e lasciarono che i partigiani, i cittadini le prendessero diventando essi stessi partigiani combattenti.
E al sacrario, davanti al vicario del prefetto Valentina Italiani, ai sindaci dei Comuni vicini e della città gemellata di Macerata, agli studenti anche del Canadian College, autorità civili e militari, associazioni combattentistiche prende la parola il sindaco Filippo Paolini che nel suo discorso sottolinea il valore della memoria: «Si dice che senza memoria non c’è futuro», spiega, «ma negli ultimi anni sembra che questa memoria in generale nei contesti internazionali si sia purtroppo persa viste le guerre che sono alle nostre porte. La memoria è un dovere oggi più che mai». Ricorda poi i giorni dell’occupazione, delle torture, sevizie, saccheggi, rappresaglie dei tedeschi che non indebolirono i lancianesi «determinarono invece maggiore e più tenace residenza. La città», sottolinea Paolini, «reagiva ai soprusi con l’azione dei suoi figli migliori sprigionando passione, volontà, fede e coraggio. A Lanciano si generò uno dei primi movimenti armati che portarono alla liberazione dal nazifascismo. La nostra medaglia, di cui siamo orgogliosi, spero che diventi patrimonio di tutti gli italiani».
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