I ragazzini del branco incastrati dai selfie

Scoperti foto e video delle violenze sessuali su una 14enne nei telefonini dei 4 minorenni arrestati, oggi gli interrogatori
VASTO. Traditi dai selfie. Adesso, quelle foto scattate durante le violenze sessuali di gruppo diventano un’accusa pesante come un macigno e, per gli investigatori, fugano ogni dubbio sul comportamento dei 4 ragazzini arrestati. Proprio da quei selfie scattati con arrogante incoscienza, hanno preso il via le indagini dei carabinieri grazie alle quali sono stati identificati i componenti del gruppo che, per due anni, ha costretto una ragazzina, che oggi ha 16 anni, ad avere rapporti sessuali in coppia o in gruppo.
Quelle immagini confermano quello che la vittima ha denunciato nel mese di maggio. La ragazza, dice il gip del tribunale dei minori dell’Aquila Cecilia Angrisano, aveva «ben descritto» il suo calvario: due anni di ricatti e violenze. Una storia dolorosa, tanto più che fra gli aguzzini c’è l’ex fidanzatino. Il giovane, prossimo alla maggiore età, è rinchiuso nell’istituto penale minorile di Casal del Marmo a Roma. Pare fosse lui a organizzare i ricatti a luci rosse. Al baby ricattatore sembra piacesse esibirsi alla presenza di amici. Da qui la contestazione della violenza sessuale di gruppo. Difficile confutare fatti e circostanze raccontati dalla serie di scatti che gli investigatori hanno scoperto sui telefonini degli accusati. Selfie che venivano scambiati con orgoglio fra gli amici e con i quali, secondo gli accusati, avrebbero potuto pretendere ogni cosa dalla vittima. E invece ora quelle foto li inchiodano alle loro responsabilità. L’ex fidanzatino, non potendo negare l’esistenza di riprese e foto, si difende parlando di un gioco voluto dalle parti che però gli sarebbe sfuggito di mano. Oggi i 4 giovani arrestati giovedì scorso dovrebbero essere interrogati.
La sedicenne, attorno alla quale è stata creata una cortina di protezione per evitare che possa essere danneggiata dalla curiosità morbosa, era sprofondata in un preoccupante stato di prostrazione che non era sfuggito ai professori. Nessuno invece nella scuola frequentata dai ragazzi arrestati si era mai accorto di nulla. E la vicenda è vissuta con incredulità anche dalle famiglie degli arrestati: i giovani che per due anni avrebbero partecipato alle violenze di gruppo, pare fossero tranquilli e gentili. Giovani dalla doppia personalità o troppo superficiali per capire la gravità di quello che stavano facendo. Anche per questo le famiglie sono sotto choc. I legali aspettano ora le decisioni del gip del tribunale dei minori dell’Aquila dopo gli interrogatori di garanzia.
Intanto, i carabinieri proseguono le indagini per verificare quanti giovani complessivamente siano stati coinvolti nella vicenda, quale ruolo abbiano avuto e se oltre alla sedicenne ci siano altre vittime. Qualcuno dei ragazzi ha compiuto 18 anni. Altri diventeranno maggiorenni entro l’anno.
«La situazione è sicuramente molto delicata», rimarca il legale che assiste la famiglia della vittima, l’avvocato Fiorenzo Cieri. Potrebbe implicare anche il coinvolgimento di altre persone con sviluppi ancora tutti da chiarire anche in merito alla loro età che li chiamerebbe a responsabilità davanti alla procura di Vasto. Al gruppo identificato pare si unissero anche altri due ragazzi che trascorrevano le vacanze a Vasto. «È stato davvero un inferno che la ragazza non dimenticherà», sottolinea l’avvocato Cieri. In ordine alle scelte processuali, il legale attende gli sviluppi della vicenda. Trattandosi di processo minorile non è comunque ammessa la costituzione di parte civile.
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