I rapinatori condannati anche in appello

25 Settembre 2020

Reggono le accuse nei confronti della banda che assaltò villa Martelli. Le vittime: siamo tranquilli perché restano in carcere

LANCIANO. Condanne dai 7 ai 14 anni per complessivi 57 anni e 6 mesi di carcere: uno sconto di pena di 7 anni e 4 mesi di reclusione. Sono state leggermente riformate in appello le condanne inflitte l’8 ottobre del 2019 in primo grado, con rito abbreviato, dal giudice Giovanni Nappi alla banda romena che il 23 settembre di due anni fa rapinò e picchiò barbaramente i coniugi Carlo Martelli, chirurgo in pensione, e Niva Bazzan, ex infermiera, alla quale mutilarono con una roncola parte dell’orcchio.
LE CONDANNE Accusati di rapina pluriaggravata, lesioni gravissime e sequestro di persona, sono stati condannati dai giudici della Corte d’appello dell’Aquila il 25enne Alexandru Colteanu, considerato il braccio violento del commando, a 14 anni di reclusione (15 anni e 4 mesi la condanna in primo grado); Marius Adrian Martin (36), considerato la mente della gang, ad 11 anni (uno sconto di 4 mesi); Ruset Aurel (26) e Costantin Turlica (24) sono scesi a 8 anni e 4 mesi di reclusione (10 anni in primo grado); Ion Turlica (22) a 8 anni (aveva avuto 9 anni e 4 mesi) e George Ghiviziu (28), il palo della banda, da 8 anni è sceso a 7 anni. Confermati i 10 mesi di reclusione per Gheorghe Traian Jacota (50), l’unico accusato di favoreggiamento per aver cercato di far fuggire Ghiviziu. Gli avvocati Rocco Ciotti e Alessandra Acciaro per Colteanu, Andrea D’Alessandro per Martin, Massimiliano Bravin per Ruset, Roberto Crognale per i fratelli Turlica, Nicola e Paolo Sisti per Ghiviziu e Vincenzo Menicucci per Jacota hanno contestato «l’abnormità della condanna in primo grado», chiesto le attenuanti (solo Colteanu ha precedenti) e una riduzione delle pene. Sisti e Crognale hanno chiesto anche l’assoluzione per le lesioni gravissime per Ghiviziu e Ion Turlica visto che i due furono i “pali”: non entrarono in villa. Ciotti e Acciaro invece hanno chiesto di controllare l’alibi di Colteanu che ha dichiarato che la «notte della rapina si trovava nell’hotel Alba di Lanciano, fino ad una certa ora in compagnia del proprietario». Ma la Corte, che depositerà le motivazioni tra 15 giorni, ha sostanzialmente confermato l’impianto accusatorio della procura frentana, ribadita da quella generale dell’Aquila, sulla base delle indagini di polizia e carabinieri e confermato le condanne inflitte in primo grado.
LA RAPINA L’inferno per i coniugi Martelli iniziò alle 4 di domenica 23 settembre del 2018, quando nella villa entrarono prima Martin e Colteanu e poi Ruset e Costantin Turlica. Salirono in camera da letto e legarono il medico con delle fascette che portarono da casa, poi presero la moglie: i due furono pestati con una violenza inaudita. Il commando cercava la cassaforte, e ogni volta che il chirurgo diceva che non c’era, riceveva un pugno in pieno volto. Il medico riportò la rottura di una vertebra e una contusione polmonare. Alla moglie, addirittura, tagliarono parte del padiglione auricolare con una roncola di 12 centimetri. Quando, dopo due ore, i banditi capirono che la cassaforte non c’era davvero, presero le carte di credito e ritirarono 1.990 euro. Poi con i soldi e i gioielli fuggirono, ma furono catturati.
MARTELLI «Abbiamo fiducia nella giustizia e con questa sentenza siamo più tranquilli perché restano in carcere», dice ora il medico, «la nostra preoccupazione è che tornino in libertà qui: non vorremo più rivederli e rivivere la paura e la violenza inaudita e ingiustificata di quella notte, che va punita».
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