I rifiuti bruciano allo Scalo

Rogo alla Teate Ecologia (ex Seab). I vigili evitano il disastro. Il Wwf: «Ora basta»
CHIETI. Bruciano i rifiuti. E’ l’ennesimo incendio nell'area esterna dello stabilimento di trattamento Ex Seab, oggi Teate Ecologia. E’ il quinto rogo, nell'arco di poco meno di dieci anni. Il primo nel 2008, ma quello più devastante a luglio del 2009, che fu talmente vasto da impegnare i vigili del fuoco per tre giorni e tre notti e creò grande preoccupazione per l'inquinamento nelle aree circostanti. E ieri tra le 15 e le 15,30 le fiamme, stando a quanto si è appreso, hanno avvolto 100 metri cubi di immondizia, tra plastica, carta, legni e vetri, distribuita su 200 metri quadrati di superficie. Accumuli di solidi urbani non ancora codificati, accatastati nell'area esterna dello stabile nella zona di stoccaggio per rifiuti non pericolosi. Tra le fiamme anche una pala meccanica gommata. Sul posto sono accorsi tempestivamente i vigili del fuoco: due squadre dal comando di Chieti e due da Pescara, con altrettante autobotti. Con loro gli specialisti del nucleo Nbcr, Nucleare, biologico, chimico e radiologico, per il monitoraggio della presenza di diossina e di sostanze tossiche che si sarebbero sprigionate nell'aria dopo il rogo. I vigili però hanno domato le fiamme nel giro di poco più di un'ora e tempestivo è stato anche l'intervento della polizia della squadra volante, che dopo aver visionato le immagini delle telecamere presenti nell’area ha individuato la causa dell'incendio in un'autocombustione. Sul luogo anche la scientifica, che prosegue nelle indagini: «Ho visto tantissimo fumo che si alzava in aria, stavo lavorando. Ho chiamato subito i vigili del fuoco», racconta un dipendente del punto vendita Sixty in via Penne, che si trova vicino all'area di smaltimento. «Siamo saliti sui tetti per vedere che cosa stava succedendo» dicono invece altri addetti dell’azienda Mantini. Sul luogo sono giunti subito anche l'amministratore della ditta Teate Ecologia Pietro Profeta insieme al proprietario dell'ex Seab Walter Bellia, che hanno voluto mostrare l'area andata in fiamme: «Si è attivato subito il sistema anti incendio dello stabilimento» spiega Bellia «un episodio accidentale, un incendio che purtroppo si è alimentato con il forte vento di ieri. E che ha interessato una piccolissima parte dell'area esterna allo stabilimento». Infine aggiunge: «Le fiamme sono state domate in poco tempo». Bellia è stato accompagnato anche dall'avvocato Vittorio Supino: «Stiamo parlando di una perdita economica irrisoria, quelli erano tutti materiali ancora da lavorare» precisa il legale.
Ma interviene il Wwf. «L'incendio che si è sviluppato nel pomeriggio nell'impianto ex Seab non rappresenta purtroppo una novità per questo territorio» dicono dall'organizzazione di Chieti e Pescara «nelle strutture di trattamento rifiuti che operano a Chieti Scalo ci sono stati sei significativi roghi tra il 2008 e il 2012, quattro dei quali hanno riguardato il medesimo stabilimento nel quale stavano divampando le fiamme nel pomeriggio di ieri». Gli ambientalisti continuano: «All’elenco va aggiunto l'incendio, nell'estate del 2015, che ha interessato un deposito di Colle Sant'Antonio, nelle colline tra Chieti e Bucchianico. Una situazione del tutto intollerabile». Poi la presidente Nicoletta Di Francesco: «La Regione prenda atto che ci troviamo di fronte a una vera emergenza. Ripeto alla lettera quello che ebbi a dichiarare nel 2012: non possiamo che sentirci preoccupati. Ogni volta ci si domanda cosa è bruciato e perché, ma soprattutto ci si chiede quanto possa essere pericoloso il fumo che viene prodotto». E continua: «Pensiamo ai bambini, ai cittadini che si trovano da soli ad affrontare l'aria irrespirabile senza conoscerne i livelli di insalubrità. Per questi motivi chiediamo di accertare al più presto le cause dell'incendio, di attivare un piano di sicurezza, di tenere informata la popolazione».

