I ristoratori: «Bollette triplicate, i prezzi sul menù aumenteranno»

Le tariffe per luce, acqua e gas sono schizzate alle stelle, salgono anche i costi delle materie prime La rabbia degli esercenti: «Nei mesi più freddi la situazione peggiorerà, così è meglio restare chiusi»
CHIETI. «Le bollette sono triplicate. Ma, in alcuni mesi, è accaduto che l’importo sia stato persino quattro volte superiore rispetto all’anno scorso. A questo punto, facciamo meno danni a restare chiusi». Gionatan Cacciagrano, titolare del ristorante Lupo Alberto a Chieti Scalo, ha aperto la busta dell’ultima bolletta della luce e ha paura per il futuro del suo locale. Ad agosto, lo scorso anno, aveva pagato 1.050; stavolta, invece, di euro ne ha sborsati 4.005 euro: «Ci stiamo indebitando con le banche», continua il ristoratore, «il problema sarà in inverno quando inizierà anche la spesa per il riscaldamento».
Ma non è l’unico ad aver avuto questa spiacevole sorpresa. Da molti mesi le bollette di gas, luce e acqua hanno raggiunto cifre da capogiro e per un’attività commerciale la situazione non è più sostenibile: «L’unico vero provvedimento da prendere sarebbe chiudere il locale», spiegano Carlo e Raffaella Giampietro del ristorante Nino, «paghiamo all’anno 7mila euro solo di immondizia, più le bollette. Cifre sopra i 1500».
Bolletta raddoppiata rispetto all’anno scorso anche per Il Piccolo Chiosco di Cinzia Gagliardi: «L’anno scorso pagavo 650 euro, questo mese mi è arrivata una bolletta di 1400 euro solo per la luce». Cifre simili anche per Giovanni Santarelli di Taverna Teate: «Di media spendo 1000 euro solo per la luce». Di fronte al rincaro dei prezzi di bollette e materie prime, i locali vorrebbero alzare i prezzi ma, al tempo stesso, la paura di perdere i clienti è tanta: «Non si può aumentare troppo perché, giustamente, anche i clienti hanno una casa e delle bollette da pagare», aggiunge Raffaella.
Ma gli aumenti spropositati costringeranno a breve la revisione dei prezzi nel menù, anche se questa scelta sembra essere un’arma a doppio taglio. «Possiamo e dobbiamo aumentare i prezzi, ma senza esagerare, altrimenti allontaneremo i clienti», aggiunge Cinzia. «Non aumenteremo i prezzi finché continuerà la conduzione famigliare», dice invece Francesco Petrelli della trattoria Da Franco.
I ristoratori, anche per la fiducia instaurata con i loro clienti, promettono di mantenere i prezzi stabili finché potranno. Spiega Santarelli: «Cerco di mantenere finché posso, cerco di combattere l’inflazione anche se c’è un costante aumento».
Alessandra Di Paolo, titolare di Futura, ha aperto la sua cucina dal mese di maggio in piazza San Giustino. «Prima non facevo pagare il coperto», racconta, «ora l’ho dovuto inserire per varie esigenze e perché abbiamo un tovagliato di una certa importanza che ha dei costi, ho incominciato a vedere che non coprivo più le spese».
Anche i generi alimentari sono aumentati di prezzo e, insieme alle bollette da pagare, aggravano la situazione. «Il carbone, per esempio, è aumentato da 7 a 13 euro e noi ne usiamo sei sacchi a settimana», spiegano Antonino Di Domizio e Pierluigi Balbinot di B-Lab a Chieti Scalo, «l’olio di girasole per friggere è aumentato, latticini e verdure anche. Gli arrosti all’incirca del 50 percento».
Per abbattere alcuni costi, c’è chi ormai da tempo ha deciso di mettere le mani in pasta e di far alcuni prodotti da sé: «Lo facciamo per avere un costo più basso ma soprattutto per aumentare la qualità, per essere sicuri di cosa diamo al cliente, facciamo tutto da soli» continuano i due soci di B-Lab, «impastiamo noi il pane e maciniamo la carne, lavoriamo noi le materie prime».
«Dobbiamo stringere i denti» dice la chef Di Paolo, «cerco comunque di restare onesta con i prezzi per permettere al cliente di tornare, se li alziamo alle stelle poi il cliente non torna».
Solitamente nella ristorazione il prezzo di un piatto sul menù viene calcolato seguendo alcuni parametri che aiutano a non andare sotto i costi: «Al costo di partenza della materia prima», osserva Di Domizio, «si aggiungono le spese vive, affitto, corrente, stipendi e in teoria un margine di guadagno», osserva Di Domizio. «Ma nella pratica le cose cambiano», conclude, «e non è mai così perché con gli aumenti non è possibile. I prezzi al cliente sarebbero troppo onerosi perché i prezzi di partenza sono elevatissimi».
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