I ristoratori: così ci prepariamo alle feste

19 Dicembre 2020

C’è chi ha deciso di non lavorare a Natale, altri sono già pronti con il pranzo da asporto. Ecco i menù più gettonati nei locali

CHIETI . Lavorano nell’incertezza più totale. In equilibrio precario tra gli ordini da fare, i contratti per i dipendenti da rinnovare e le decisioni del governo che cambiano di giorno in giorno. Per i ristoratori teatini è un inferno. Manca una settimana a Natale e molti non hanno ancora deciso cosa fare. Qualcuno sta già preparando il pranzo di Natale da asporto, qualcun altro aspetta ancora qualche giorno per vedere come comportarsi, qualche altro infine ha deciso di chiudere in attesa di tempi migliori. Katia Di Pasquale, titolare dell’Altro Pianeta a Colle Marcone, ha sempre lavorato bene con l’asporto. Da quando la pandemia ha costretto alla chiusura i ristoranti, l’attività si è riciclata con le consegne a domicilio, un sistema rodato che, però, non sa se può andare bene anche per il giorno di Natale: «Dipende dalle prenotazioni», spiega, «se ce ne sono a sufficienza si potrà fare. Qualche giorno fa eravamo abbastanza fiduciosi che avrebbero riaperto i ristoranti e quindi ci stavamo organizzando anche con l’asporto per recuperare quei posti che sicuramente avremmo perso anche se fossimo stati aperti. Insomma, l’asporto avrebbe dovuto essere solo da supporto. Se facciamo solo l’asporto, invece, le cose cambiano».
L’intenzione di fare il pranzo di Natale d’asporto comunque c’è, sempre che le prenotazioni siano congrue. Se così sarà, si punterà sicuramente sul classico brodo della tradizione. Anche al ristorante Da Nino, alla Trinità, i fratelli Raffaella e Carlo Giampietro preparano il menù di Natale. Pezzo forte: «Certamente il cardone in brodo», dice Raffaella, «o meglio il brodo di cardo all’abruzzese». Tutto pronto anche alla rosticceria Scalera di corso Marrucino. Pietro Scalera ha pensato a diversi tipi di menù: «Li abbiamo a base di carne o di pesce», dice, «e per dolce proponiamo il nostro parrozzo artigianale oppure la nostra fantastica pastiera, senza dimenticare i “cacionetti” della tradizione. Certo con questa pandemia ci siamo dovuti inventare nuovi sistemi, ma non ci siamo tirati indietro di fronte al lavoro. Almeno noi possiamo continuare a lavorare, altri hanno dovuto chiudere e basta».
Chi ha deciso, invece, che non valeva la pena è stato Paolo Ianni, titolare della Tavernetta, al Piano Sant’Angelo: «Avrei dovuto riordinare la merce e richiamare i dipendenti dalla cassa integrazione, senza sapere in quale forma poter lavorare», dice, «troppa incertezza». Anche Mattia Di Biase, proprietario del ristorante Caruso, sulla Colonnetta, ha deciso di chiudere: «Abbiamo deciso di impiegare questo periodo ristrutturando il locale», dice, «così quando l’emergenza sanitaria sarà passata i nostri clienti potranno trovare da noi un locale rinnovato e più bello di come l’avevano lasciato».