I seguaci del Simec: «Il Comune adotti buoni di scambio»

6 Novembre 2018

GUARDIAGRELE. Una delegazione dell’associazione Sete di giustizia ha incontrato un gruppo di sostenitori della moneta popolare Simec, guidati dall’avvocato Antonio Pimpini, e alcuni politici locali...

GUARDIAGRELE. Una delegazione dell’associazione Sete di giustizia ha incontrato un gruppo di sostenitori della moneta popolare Simec, guidati dall’avvocato Antonio Pimpini, e alcuni politici locali per vagliare la possibilità di portare in discussione in consiglio comunale il progetto Bar (Buono comunale di agevolazione reddituale). Si tratta di un’iniziativa propagandata a livello nazionale sulla scia dell’esperimento svolto a Guardiagrele con il Simec dal professore Giacinto Auriti, volta ad introdurre nel contesto socio economico locale lo strumento convenzionale Bar. «Si tratta», spiegano i dirigenti del sodalizio Sergio Basile e Nicola Arena, «di un’iniziativa che mette a disposizione delle istituzioni pubbliche e della cittadinanza strumenti econometrici convenzionali e liberi da debito, in grado di incrementare la produzione dei beni e servizi all’interno della comunità locale, contribuendo ad attenuare i gravi problemi della disoccupazione, della carenza di personale dei servizi pubblici e dell’emigrazione». Il Bar, come lo era il Simec, è un bene di proprietà del portatore, uno strumento attraverso il quale si vogliono incrementare gli scambi di beni e servizi e la produttività locale, producendo la vera ricchezza e liberando il tessuto civile della società dalle catene dovute alla carenza di liquidità. «Risulta del tutto paradossale», dicono i rappresentanti di Sete e giustizia, «che da una parte ci siano molte persone disoccupate in possesso di titoli e professionalità e dall’altra si riscontri una grave carenza di operatori, per esempio nei servizi pubblici, il tutto solo per la rarità di strumenti di scambio convenzionali dal valore intrinseco nullo, denominati denaro».
I rappresentanti del sodalizio evidenziano che la legge consente di superare questo paradosso grazie all’adozione, da parte delle strutture pubbliche, di strumenti di scambio alternativi, i buoni, spendibili all’interno di una rete consociata di consumatori, produttori e commercianti.
Giovanni Iannamico