I sindaci contrari al Parco vogliono il referendum

11 Marzo 2015

Costa teatina: al via iniziative e proteste «per la perimetrazione fatta dall’alto» Capofila degli oppositori Rocca San Giovanni, San Vito e Torino di Sangro

LANCIANO. È ancora polemica sul Parco nazionale della Costa teatina. La perimetrazione presentata in via «non ufficiale», così come sostengono i sindaci del “No parco”, dal commissario dell’area protetta, Pino De Dominicis, non solo non ha convinto gli storici oppositori al progetto in embrione ormai da 14 anni, ma si appresta a dare la stura a nuove iniziative di protesta. I sindaci di Rocca San Giovanni, Gianni Di Rito, San Vito, Rocco Catenaro e Torino di Sangro, Silvana Priori, hanno ribadito ieri, ancora una volta, ferma contrarietà al Parco nazionale, e, promettono, sono pronti a dare battaglia. «Le nostre amministrazioni», hanno spiegato le fasce tricolore ieri a Lanciano, «hanno da sempre posto la tutela dell’ambiente e la salvaguardia del territorio come azioni d’intervento prioritarie. A dimostrazione di questo sono arrivati riconoscimenti nazionali e internazionali consolidati come Bandiera Blu, Vele di Legambiente, comune Riciclone, certificazioni ambientali, adesione al Patto dei sindaci, nonchè la sottoscrizione di molteplici accordi di programma e protocolli d’intesa con oggetto proprio la rigenerazione della costa. Siamo contrari a un progetto calato dall'alto e a una perimetrazione fatta senza ascoltare nessuno e sulla base di piani regolatori vecchi di decenni».

Per i tre sindaci, che insieme rappresentano buona parte del futuro parco nazionale (Rocca San Giovanni, ad esempio, ha circa il 96% del territorio interessato dalla perimetrazione), non si tratta di «motivazioni ideologiche». «Non si può accettare», spiegano, «che, come prevede la legge, i componenti del consiglio direttivo a cui verrà affidata la gestione del territorio, siano nominati dall’alto, ossia da ministeri, associazioni ambientaliste, Ispra. Ed è inaccettabile anche che nel consiglio non possano far parte i sindaci che potranno soltanto indicare quattro componenti individuati essenzialmente tra esperti qualificati in materia di aree protette e biodiversità». Il rischio insomma, secondo i sindaci del no Parco è che «non si potrà più nemmeno aggiustare una finestra senza il consenso dell’ente parco».

Timori arrivano anche dal settore dei balneatori: «Abbiamo saputo», spiega un rappresentante, «che non saranno autorizzati mezzi meccanici sulle spiagge, ma solo trattorini a mano con setaccio. Ha una vaga idea De Dominicis del tipo di costa che abbiamo ad esempio a Fossacesia e Rocca, piena di ciottoli e di sassi?». Ancora, dubbi vengono sollevati su aree altamente urbanizzate o a vocazione industriale inserite nella perimetrazione. I sindaci evidenziano gli esempi del porto di Fossacesia e addirittura alcune parti dei comuni di Paglieta (area del fiume Sangro), Villalfonsina e Lanciano (contrada Villa Martelli). «Questa è la dimostrazione che la perimetrazione diffusa dal commissario», precisa Di Rito, «è priva di ogni riferimento tecnico-scientifico ed è stata redatta in solitaria».

I prossimi passi saranno quindi dei referendum nei comuni del no. «Sappiamo che non hanno alcun valore legislativo», spiega Catenaro, «ma vogliamo far sentire la nostra voce a livello politico. Che si sappia che si passa sopra la volontà di migliaia di cittadini». Martedì alle 20,30 nell’Hotel Giardino di Fossacesia, primo incontro tra comuni e associazioni No Parco a cui è stato invitato anche il commissario.

Daria De Laurentiis

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