I sindaci: Grotte bloccate dalla burocrazia

I Comuni di Taranta Peligna e Lama dei Peligni: rischiamo che la funivia del Cavallone non riapra più
TARANTA PELIGNA. Due amministrazioni comunali unite per affrontare e risolvere la questione della chiusura delle Grotte del Cavallone. Venerdì scorso i primi cittadini di Taranta Peligna, Gian Paolo Rosato, e Lama dei Peligni, Andrea Di Fabrizio, hanno convocato un consiglio comunale informale alla stazione di partenza della funivia del Cavallone. All’incontro hanno partecipato i consiglieri regionali Silvio Paolucci, Francesco Taglieri e Pietro Smargiassi e l’assessore regionale al turismo Daniele D’Amario oltre che numerosi sindaci del territorio. «Dobbiamo vedere di uscire fuori da questa palude burocratica assurda. Dopo quello che sta accadendo ho la seria preoccupazione che la funivia del Cavallone non apra più, mentre i Comuni si stanno dissanguando nel tentativo di riaprire il complesso turistico», ha detto Rosato cui ha fatto eco Di Fabrizio: «Chiedo che la parte politica assuma impegni precisi per aiutarci a ripartire sotto ogni punto di vista».
Le Grotte sono oggetto di un finanziamento della ex giunta regionale di Luciano D’Alfonso per circa un milione di euro a novembre 2017. I lavori sono stati eseguiti nel 2018 e 2019 (fino a novembre). A lavori terminati, parte la richiesta di collaudo per l’ufficio regionale, la cui pratica viene curata dall’ufficio speciale trasporti impianti a fun). Per procedere al collaudo è necessario il certificato d’immunità dal rischio valanghe per ottenere il quale serve uno studio nivologico, che il Comune di Taranta commissiona e paga più di 20.000 euro. La relazione nivologica è completata a maggio 2020 e quindi inviata al Coreneva (Comitato regionale neve e valanghe) che prescrive la costruzione di un paravalanghe a difesa del pilone 17, il cui progetto dovrà essere valutato dal Coreneva. Risolto? No perché si prescrive un certificato di immunità dal rischio frane, visto che parte della funivia è lambita dalla zona rischio P3, ossia elevato, di dissesto. Nel frattempo grazie all’emendamento del consigliere regionale Taglieri il Comune beneficia di un finanziamento di 140.000 euro per la costruzione di un paravalanghe. L'ufficio difesa del suolo della Regione prescrive che per avere immunità da rischio frane il Comune deve produrre uno studio geologico che attesti che la cartografia Pai può essere superata in quanto il rischio frana non sussiste, ma per avere la certificazione d’immunità dal rischio frane, bisogna che il Comune richieda formalmente di riclassificare il dissesto da P3 a P2. Istanza avanzata ma che non ha avuto risposta.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

