I sindaci in prima linea: così fermiamo i contagi

I primi cittadini di Vasto, San Salvo e del circondario cercano una linea comune L’obiettivo è sventare un nuovo lockdown: «Ma serve il buon senso dei residenti»
VASTO. I contagi si moltiplicano a Vasto e nel circondario. Neppure durante la prima ondata di coronavirus, il Vastese aveva registrato un numero così alto di positivi. E adesso il Covid arriva anche nei piccoli comuni. Finora, Vasto è la località più colpita, seguita da San Salvo. I numeri sono impietosi e dicono che è necessario continuare le tre misure di sicurezza ormai diventate quasi una tradizione: indossare la mascherina, lavarsi le mani spesso e distanziamento sociale.
I sindaci cercano di correre ai ripari e le forze dell’ordine già ieri sera hanno tenuto d’occhio la movida per evitare assembramenti. Ferma restando la regia nazionale nella gestione dell’emergenza, i Comuni sono pronti a mettere nuovi limiti: il governo ha attribuito ai presidenti delle Regioni e ai sindaci il potere di emanare ordinanze per affrontare specifiche esigenze locali. Del resto, da tempo il presidente della Regione e il sindaco possono adottare ordinanze urgenti nel caso di improvvise emergenze sanitarie.
I sindaci di Vasto, San Salvo e dei comuni vicini sono tutti d’accordo sulla necessità di evitare un nuovo lockdown, ma anche sul bisogno di maggiore collaborazione da parte dei cittadini. «Ci saranno controlli più severi sul rispetto del protocollo in ogni settore», avverte Francesco Menna, «spero tuttavia non sia necessario ricorrere alle sanzioni. Ai vastesi dico: evitate situazioni a rischio; evitate contatti pericolosi e viaggi. Guai però a chiudere tutto», osserva il sindaco, «Vasto soffre già una grave crisi e un nuovo lockdown moltiplicherebbe i problemi».
Sulla stessa linea anche il sindaco di San Salvo, Tiziana Magnacca, che afferma: «La situazione non è assolutamente facile e mi preoccupa», afferma la Magnacca, «tuttavia ritengo che occorra prudenza prima di decidere chiusure totali che metterebbero in ginocchio il nostro territorio. Guai a chiudere industrie e attività commerciali. Se la situazione dovesse peggiorare occorrerebbe individuare delle priorità su cui intervenire e procedere nei divieti in via graduale. Non mi stanco di chiedere ai cittadini collaborazione: indossate la mascherina e non dimenticate il distanziamento sociale».
Prematura la chiusura totale per il sindaco di Casalbordino, Filippo Marinucci, che è anche medico all’ospedale San Pio: «Occorre intervenire laddove si registrano i contagi e bloccarli. Poi è necessario collaborare tutti per evitare situazioni a rischio».
Graziana Di Florio, sindaco di Cupello e anche operatrice del 118, ritiene che il lockdown debba essere adottato in parte: «Confesso che un nuovo lockdown mi spaventa soprattutto per le conseguenze economiche», dice Di Florio, «tuttavia abbiamo visto tutti come a primavera il lockdown sia stato risolutivo».
Guai a chiudere tutto per il sindaco di Scerni, Alfonso Ottaviano: «Se chiudiamo con questi numeri non riapriremo più. È vero che nel territorio i contagi sono in crescita, ma la nostra situazione non è quella della Lombardia o della Francia. I provvedimenti vanno diversificati a seconda delle situazioni», sostiene Ottaviano.
Chiusura totale no, ma qualche restrizione in più sì per Mimmo Budano, sindaco di Villalfonsina: «Occorre fermare la catena dei contagi. Il sistema sanitario al momento non è in grado di sopportare un boom di ricoveri, ma il lockdown è eccessivo».
Andare avanti si può e si deve per il sindaco di Torino di Sangro, Nino Di Fonso: «Assolutamente no al lockdown, sì a un numero maggiore di controlli. Io mi appello al buon senso della popolazione. I controlli e le multe non dovrebbero essere neppure necessari. Possibile che la gente non capisca che osservando il protocollo proteggono anche se stessi? Collaboriamo tutti e il Covid non sarà più un problema».

