I sindaci sul debito della sanità: «Regione e Asl cambino passo»

Nel teatro esponenti di centrosinistra e centrodestra dopo la convocazione del comitato ristretto «La situazione è preoccupante, serve una soluzione che rimetta i cittadini al centro dell’azione»
ATESSA. Preoccupazione: è il sentimento che più di tutti è emerso nell’assemblea dei sindaci dei Comuni della provincia di Chieti convocati dal Comitato ristretto sindaci Asl formato da Diego Ferrara (Chieti), Giulio Borrelli (Atessa), Francesco Menna (Vasto, assente ieri per motivi di salute), Massimo Tiberini (Casoli) e Agostino Chieffo (Gissi) per illustrare il piano di razionalizzazione della spesa sanitaria della Asl 2 presentato dal manager Thomas Schael nelle scorse settimane. Assemblea partecipata al teatro di Atessa con i primi cittadini di centrosinistra e centrodestra - tra gli altri i sindaci di Gamberale, Guardiagrele, Palombaro - a districarsi tra i numeri dai quali emerge un quadro della sanità, appunto, preoccupante: debiti, mobilità passiva e liste di attesa che crescono; prestazioni e servizi che calano.
«L’assemblea è stata convocata per confrontarci con tutti i colleghi sindaci perché la situazione sanitaria è sempre più preoccupante e ci sono versioni contrastanti anche sulla ripartizione dei fondi tra il manager e l’assessore regionale Nicoletta Verì», spiega Ferrara. «Assessore che ho incontrato il 3 ottobre scorso e ha chiarito che la Asl chietina è quella che in proporzione ha avuto più risorse rispetto alle altre: 667 milioni di euro, mentre Schael afferma che è sotto finanziata. Asl che sotto la direzione di Schael - che in base a decreti legislativi nazionali, leggi regionali e il contratto dei manager sarebbe dovuto decadere visti i pessimi risultati - è passata da 13,7 milioni di debiti del 2019 a una stima del 2024 di 61 milioni, a fronte del calo delle prestazioni: dalle 158mila del 2018 alle 137mila del 2019, dati dell’Agenzia regionale sanità, con -46% prestazioni ad Ortona, -35% Atessa, -30% Lanciano, - 26% Vasto e -10% Chieti».
E tocca a Borrelli, in una relazione di oltre 100 slide, presentare con i numeri, i debiti saliti di altri 10 milioni rispetto a giugno, la mobilità passiva di ben 76 milioni, un debito “strutturale”, cioè non eliminabile, di 45 milioni, il caos e i rimpalli di responsabilità tra Asl e Regione, tra le varie Asl, col governo. «In base al piano di razionalizzazione riorganizzando la spesa dei farmaci, dei dispositivi, con l’aumento della produttività partendo dalle sale operatorie che lavorano di più, la Asl dovrebbe recuperare entro dicembre 19,8 milioni», spiega Boreelli, «ma nel primo semestre ha incassato solo 4 milioni: entro fine anno otterrà altri 16 milioni? Siamo preoccupati perché se non ci sarà il recupero arriveranno, come detto dal dg, chiusure, accorpamenti dei reparti, blocco dei turn-over». «È necessaria come previsto una maggiore appropriatezza delle prestazioni», dice Eugenio Spadano, vicesindaco di San Salvo, «per evitare sprechi, ricoveri impropri. È importante che vadano a regime la rete ospedaliera e quella territoriale per ottimizzare i costi e sul fondo di ripartizione effettivamente la Asl perde qualcosa rispetto alle altre».
E dai sindaci, che ogni giorno si confrontano coi cittadini, emergono i problemi di una sanità che non dà risposte: liste di attesa lunghissime, persone costrette a curarsi fuori, aree interne che hanno bisogno di ambulanze 118 medicalizzate, dubbi sui costi delle prestazioni ai privati e la paura di un sistema che possa collassare. «Raccogliamo le istanze e le proposte dei sindaci», chiude il comitato, «proposte che abbiamo anche fatto di un maggiore controllo della programmazione sanitaria ed economica; una precisa determinazione delle quote del Fondo sanitario regionale spettanti a ogni Asl, anche la creazione di una Asl unica; monitoraggio e controllo di prestazioni richieste e servizi erogati, relativi costi anche ai privati; aggiornamento e realizzazione di prontuari terapeutici regionali della spesa farmaceutica; la completa trasformazione digitale e sopratutto la necessità di rimettere al centro dell'azione il cittadino».

