I titolari di pub, bar e ristoranti: «Adesso basta con il coprifuoco»

11 Maggio 2021

La richiesta unanime arriva dalle attività messe a dura prova dalle prolungate chiusure per il Covid: «In città i contagi sono sotto controllo, allentare le misure è l’unico modo per farci sopravvivere»

CHIETI. «Basta con le chiusure alle 22». È il grido univoco di ristoratori, baristi e gestori di pub contro la chiusura anticipata alle dieci di sera. Mentre i contagi continuano a scendere, soprattutto in città, i gestori chiedono di allentare i divieti, compreso quelli che obbligano a servire i clienti solo all’aperto. Anche il governo nazionale pensa a nuove regole, l’incognita resta ovviamente legata all’andamento epidemiologico del Covid.
I PUB Chi soffre di più è quella dei locali che lavorano di notte. «Alle 22 caccio tutti», dice Niki Sprecacenere, titolare del locale Sprecacè di vico Mercatello in centro storico, «anche se in realtà non c’è bisogno, perché dalle 21.30 non c’è più nessuno. Uno che abita a mezzora da Chieti semplicemente non viene. Tutto questo non ha senso: abbiamo le stesse tasse, le stesse spese, ma gli incassi non possono essere gli stessi, perché in realtà riusciamo a lavorare solo fino alle 21. Per come la vedo io, il coprifuoco va completamente abolito».
La pensa così anche Nicola Minniti, del The Old Fashioned Cocktail Bar, di via degli Agostiniani: «Diciamo che, in termini di contagi, limitare la libertà delle persone non ha avuto molto senso.
I problemi, come abbiamo visto, ci sono stati comunque. Sappiamo dove sono i veri problemi, ma tutti hanno girato la testa dall'altra parte. Avrebbe molto più senso dare come orario di chiusura la mezzanotte a livello nazionale di bar e ristoranti e togliere il coprifuoco, per far sì che attività come le nostre abbiano più bacino di utenza. Allo stesso tempo non si creerebbero assembramenti avendo più tempo a disposizione». Per Massimo Ponte del Taka Tuka di Porta Pescara «il coprifuoco fino alle 22 poteva anche starci all’inizio, ci ha permesso di iniziare a fare una sorta di riscaldamento in vista dell’estate. Ma ora ben venga il posticipo. Non deve essere un tana libera tutti, bisogna continuare a rispettare le regole anti-contagio. Chiedo anche che ci sia uniformità tra le due parti della città, il colle e lo Scalo».
I BAR Anche i bar chiedono l’allentamento delle misure. Daniele Peca, che ha deciso di riaprire il Bon Bon di piazza Vico, è soddisfatto per come sono andati i primi giorni di lavoro, ma ora chiede di poter lavorare almeno fino a mezzanotte: «Abbiamo visto che la clientela è stata molto contenta di rivedere il bar in attività. Vediamo che le persone si siedono all’aperto e, forse anche per questo, si sentono più al sicuro dal punto di vista dell’emergenza sanitaria. Però adesso speriamo davvero che queste misure possano affievolirsi almeno un poco». La speranza è la stessa anche per Francesco Lapenna che gestisce lo storico bar di via Toppi: «In questo modo, con tutte queste restrizioni, alla fine lavoriamo a mezzo servizio», dice, «dal punto di vista dei contagi, Chieti sta rispondendo bene. A questo punto credo che si debba dare fiducia a noi gestori che abbiamo sempre rispettato le regole e siamo in grado anche di farle rispettare ai nostri clienti. Siamo arrivati a un punto di non ritorno: allentare i vincoli diventa una questione di sopravvivenza».
I RISTORANTI In grande sofferenza anche i ristoranti.
Chiedono ai loro clienti di anticipare la cena, invitandoli a prenotare già per le 19.30: arrivata l’ora del coprifuoco, mandano tutti via, «ma così è davvero complicato», dice Manuel Di Michele del ristorante pizzeria Artemide. Il suo è un caso particolarissimo perché il locale si trova all’interno di un’isola amministrativa di competenza del comune di San Giovanni Teatino: «Da una parte della strada è Chieti, dall’altra San Giovanni Teatino, ciò significa che in zona rossa era persino vietato attraversare la strada per prendere una pietanza da asporto. È stato tutto davvero molto complicato».
©RIPRODUZIONE RISERVATA