I versi di Quasimodo e un secolo di storia Ecco le tracce scelte

Temi abbordabili per la prova d’italiano: una passeggiata Ma piace anche il saggio breve di Deledda e Adorno
CHIETI. Grandi occhiali tartaruga anni '60 e l'aria sorniona di intellettuale in erba che sa già il fatto suo. «Io?», risponde, «ho fatto il tema su Quasimodo, dicono che sia difficile e invece per me era il modo di scrivere meno e uscire più presto». Con un cordiale "ciao" saluta e inizia a passeggiare sereno su corso Marrucino già semideserto per l'ora di pranzo. Lo studente del liceo classico Vico è tra le mosche bianche, quei pochi che hanno scelto la prova classica di italiano cimentandosi nel commento filologico e poetico dei versi di Salvatore Quasimodo "Ride la gazza nera sugli aranci". Poi entra nell'aria un'atmosfera di festa, con le uscite a frotte da Vico, Masci e tutte le scuole superiori del centro fino all'Itis. Appare subito chiaro che il primato in ambito liceale se lo giocheranno testa a testa, almeno a Chieti, la traccia storica "Europa 1914-2014, quali differenze?" e per i saggi brevi "Il dono" che richiedeva di commentare scritti fra gli altri di Grazia Deledda e Theodor Adorno. Davanti al caffè Vittoria un gruppo di sole ragazze si confronta sullo svolgimento e tutte fanno capire, come evidenzia una di loro, che «ce n'era per ogni sensibilità, ti potevi esercitare con riflessioni attuali sul pensiero di questi grandi. E poi, diciamolo, è più facile mescolare filosofia con letteratura». Dal Masci uno dei più precoci a consegnare lo scritto si ferma in piazza San Giustino. «Ho fatto il tema sulla tecnologia pervasiva ispirato dall'articolo di Fabio Chiusi sull'Espresso», rivela con orgoglio. «In fondo», aggiunge, «la tecnologia è la nostra vita ma non è semplice attualità: è un fenomeno da studiare». Davanti al Vico si fondono gruppuscoli da più scuole. I pesanti dizionari posati per terra, si scherza. «Molti hanno fatto il tema storico perché non sapevano niente, due considerazioni sentite alla televisione e via», spiega Giovanni. Poi però ammette, «anch'io ho scelto quello, ci dobbiamo arrangiare». E ridacchia. All'Itis c'è chi la fa più seria, sulla traccia storica. «Certo, non abbiamo studiato tutto il Novecento, col programma siamo però arrivati alla guerra del Vietnam. La storia mi piace, ci coinvolge più di quanto possiamo pensare», è la riflessione da già adulto.
Ma anche nell'ambito socio-economico la parte del leone sembra di capire che l'ha fatta la traccia da saggi brevi su "le nuove responsabilità", con spunti sul futuro dell'ambiente globale e l'evoluzione demografica nel pianeta. «Sono problemi», spiega Elisabetta, «con i quali stiamo già facendo i conti». Poi il gruppo si congeda e respinge ogni augurio per la fine degli esami: «La strada è ancora lunga»©RIPRODUZIONE RISERVATA

