Iacovella, il talento del cesello

Oggi ultimo giorno della mostra sul maestro della tecnica a sbalzo
GUARDIAGRELE. Genio smisurato, fantasia alle stelle, intuito sopraffino. E soprattutto braccia ben lubrificate. Tutto questo è stato Gildo Iacovella, maestro guardiese del cesello. Sulla sua opera si tiene fino ad oggi nel Palazzo dell’Artigianato di via Roma, una rassegna che coincide con il 70° anniversario della visita a Guardiagrele di Enrico De Nicola, primo presidente della Repubblica. Oggi è l’ultimo giorno di apertura della rassegna con orari 10,30-12,30 e 16-19,30.
Nato nel settembre del 1915, Iacovella già a 14 anni aprì “bottega”. Le sue doti per il disegno li manifestò durante il periodo della scuola elementare vincendo con elaborato il primo premio per i famosi calendari della Monteschi. Durante il periodo fascista partecipò ai Campionati nazionali di mestiere dopo aver superato la fase provinciale che prevedeva prima il superamento della prova di disegno e poi quella di forgiatura ottenendo la qualifica di “Fabbro forgiatore d’arte”. Sotto le armi, nel 9° Reggimento Genio a Trani, partecipò ad una mostra degli artisti in armi che si svolse a Bari vincendo il primo premio con un piatto di ferro battuto a sbalzo della testa del Duca D’Aosta. Nel corso della sua poliedrica attività eseguì svariati lavori che si trovano in diverse regioni italiane e all’estero. «Oltre al ferro», racconta il figlio insegnante Carlo, «sapeva lavorare l’argento, il rame, l’ottone, l’oro anche con la tecnica dello sbalzo e del cesello». Per un breve periodo “mastro Gildo” andò a lavorare a New York lasciando tracce importanti della sua attività artistica: lo stemma in ferro a sbalzo della famosa casa cinematografica della Metro Goldwin Mayer per la direzione di Caracas; arredi per le ville di personaggi famosi. Nel 1967 fu insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica. Partecipò a diverse mostre di artigianato artistico a Firenze, Chieti, Lanciano e Guardiagrele. Nella sua bottega, poi, ebbe diversi apprendisti locali: tra questi Domenico Naccarella, Giuseppe Marrone e Pietro Ranieri.
Perché l’accostamento di Gildo Iacovella col primo Capo dello stato italiano? Perché in occasione della visita di De Nicola nella cittadina, al presidente fu donato dal maestro un bossolo di cannone in ottone trasformato in portafiori. Da un oggetto di guerra a un’opera di pace. Era il 18 novembre 1946. (r.o.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

