Il 10 luglio la maxi condanna a 28 anni
CHIETI. Ventotto anni di carcere. È questa la condanna a carico del boss Simone Cuppari, 36 anni, spiccata il 10 luglio scorso dal tribunale di Chieti: quel giorno, ancora latitante, Cuppari ha...
CHIETI. Ventotto anni di carcere. È questa la condanna a carico del boss Simone Cuppari, 36 anni, spiccata il 10 luglio scorso dal tribunale di Chieti: quel giorno, ancora latitante, Cuppari ha appreso la notizia nella casa presa in affitto a Martinengo, in provincia di Bergamo.
Quella di Cuppari è stata la pena più alta nel processo a carico 12 persone accusate a vario titolo di associazione a delinquere e finalizzata all’acquisto, al trasporto e alla detenzione e illegale e fine di spaccio di cocaina. Cuppari è stato considerato il capo di un’organizzazione con base a Francavilla e San Giovanni Teatino come nascondiglio per la droga. La sentenza di primo grado ha disposto pene pesanti anche per gli altri imputati: 20 anni a Giuseppe Nucera, anch’egli ritenuto al vertice del sodalizio. Ad Antonio Mesiano, originario di Melito Porto Salvo ma residente a San Giovanni Teatino, sono stati inflitti 25 anni, 23 anni la condanna per Guido Spinelli, di Pescara, 16 anni a Daniele Nucera di Melito Porto Salvo, 15 anni ciascuno a Giuseppe Lopresti e Angela Favasuli rispettivamente di Melito PortoSalvo e Locri, 7 anni di carcere e 30mila euro di multa ciascuno sono stati inflitti a Marcello Solazzo di Campi Salentina e Giuseppe Murdaca di Locri.
Secondo l’accusa, i soldi guadagnati con lo spaccio della droga sarebbero stati reinvestiti anche in attività commerciali lecite: tre donne, due originarie della provincia di Reggio Calabria e una del Comasco, Rosetta Cuppari, Caterina Moio e Joana Mileto, sono state condannate a 6 anni, accusate di aver impiegato in un’attività commerciale il provento del traffico di droga.

