Il 13enne confessa: ho colpito per paura

23 Ottobre 2020

Il ragazzino ascoltato in caserma: «Mi hanno provocato». I carabinieri sequestrano i cellulari del minore e della madre

LANCIANO. «Ho tirato io il pugno a Giuseppe D’Astolfo. Mi sono sentito minacciato e l’ho colpito per primo». Ammette le proprie responsabilità il tredicenne di origine rom, ritenuto l’autore del gesto violento che ha mandato in coma il diciottenne. Il minore, accompagnato dal difensore nominato dalla madre, l’avvocato Vincenzo Menicucci, si è presentato spontaneamente in caserma mercoledì pomeriggio, per rendere dichiarazioni in merito ai fatti avvenuti sabato scorso nell’area della vecchia stazione e per i quali i carabinieri di Lanciano hanno identificato e denunciato lui e altri quattro giovani. Appartengono a tre distinte famiglie nomadi di Lanciano.
IL RACCONTO Il tredicenne, sentito come persona sottoposta ad indagini, ammette di essere il solo responsabile del pugno sferrato al diciottenne D’Astolfo, ma di aver agito «perché provocato dal ragazzo e dal suo amico 25enne». Sarebbe stata la sedicenne che era con D’Astolfo e il coinquilino dominicano a riferire ai due amici che il minorenne voleva picchiarli. «Si sono avvicinati e mi hanno detto: “Non fai paura a nessuno. Se parti tu, poi partiamo anche noi”», racconta il tredicenne, «e io ho reagito con il pugno. Mentre andavo via ho schivato di striscio un colpo che mi ha sferrato il dominicano e poi ho cercato di colpirlo a mia volta, mentre la sedicenne mi ha preso per il collo. Per paura sono scappato e sono tornato a casa. Dopo mezzanotte ho cercato di contattare la ragazza che mi ha chiuso il telefono e mi ha mandato un sms dicendomi: “Scusa, quello che è successo è anche un po’ colpa mia”».
I RUOLI Il tredicenne specifica che gli altri minori presenti, due suoi cugini, sarebbero completamente estranei ai fatti. Non fa riferimento, invece, agli altri due giovani identificati, di 18 e 30 anni. «Il minore è molto provato per quanto accaduto», riferisce l’avvocato Menicucci, «si è fatto spontaneamente avanti non appena ha ricollegato che il 18enne ferito era quello a cui aveva dato un pugno e lo ha detto alla madre. Questa è la sua versione dei fatti, che ovviamente dovrà essere riscontrata. Ha chiarito inoltre di non assumere alcol né stupefacenti e la famiglia ha dato ampio consenso a sottoporlo ad accertamenti tossicologici». La madre del tredicenne esprime vicinanza alla famiglia del giovane ferito, precisando che il figlio pagherà per le proprie responsabilità.
LE INDAGINI Le dichiarazioni del minore sono al vaglio degli inquirenti, che fin dall’inizio hanno tenuto il massimo riserbo sulle indagini. Già ieri mattina sono scattate le perquisizioni domiciliari, disposte dalla Procura di Lanciano, durante le quali sono stati acquisiti i telefoni del tredicenne e della madre, nonché degli altri quattro indagati in concorso e di alcuni loro familiari. Telefonate e messaggi intercorsi tra i vari protagonisti di quella nottata vanno ora controllati. Approfondimenti investigativi sono inoltre in corso per ricostruire le diverse fasi dell’aggressione e chiarire le responsabilità di ognuno.
IL FERITO Resta in coma farmacologico Giuseppe Pio D’Astolfo, ricoverato da sabato notte nel reparto di rianimazione di Pescara. I medici hanno rinviato ai prossimi giorni la riduzione graduale della sedazione, per tenere il ragazzo stabile dal punto di vista neurologico. «I responsabili sono stati assicurati alla giustizia in 24 ore», ha detto il sottosegretario al ministero dell’Interno Carlo Sibilia, in visita istituzionale a Chieti, «lo Stato c’è, non si scappa, chi delinque viene prima o poi preso, in questo caso in un tempo record».