Il boss in vacanza arrestato in albergo

5 Agosto 2020

Alfredo Sorianiello scoperto in un hotel del litorale insieme alla moglie: è stato riconosciuto da un carabiniere in pensione

VASTO. Era irreperibile da diversi giorni, da quando aveva lasciato la comunità in provincia di Cosenza in cui si trovava per essere trasferito in una casa lavoro a causa di un aggravamento della pena. Alfredo Sorianiello era venuto in vacanza in Abruzzo, ma è stato scoperto e arrestato a Vasto dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile. Sorianiello, considerato un boss della camorra, è stato riconosciuto da un carabiniere in pensione: quel volto non è passato inosservato e l’ex carabiniere ha allertato subito i colleghi. Sorianiello era in un albergo del litorale vastese in compagnia della moglie. Con sé aveva numerosi bagagli. Alla vista dei militari non ha opposto resistenza, ma ha fatto buon viso a cattivo gioco. Nel corso della perquisizione della stanza che l’uomo occupava, i carabinieri hanno trovato ben 6 telefoni cellulari che sono stati sequestrati. Ora quei cellulari saranno controllati, così come le telecamere della videosorveglianza accese sulla riviera e che potrebbero aver ripreso qualche incontro. Al termine delle procedure di rito Sorianiello è stato trasferito nella Casa lavoro di Torre Sinello, dove dovrà rimanere almeno un anno.
Balzato agli onori delle cronache nel 2014 a seguito dell’uccisione del figlio in una barberia, Sorianiello è considerato il capo di un gruppo criminale che si oppone al clan rivale guidato da Carlo Tomasselli. Le ricerche dell'uomo si erano concentrate attorno al suo paese, Soccavo, e alla zona flegrea. Lui ha sorpreso tutti dirigendosi più a nord, fino in Abruzzo. I bagagli fanno pensare che avesse in mente un viaggio o comunque una lunga permanenza. L’uomo conosceva bene il Vastese e il vicino Molise: a dicembre 2016 era stato fermato in una comunità di Montenero di Bisaccia (Campobasso) perché ritenuto il reggente del clan Grimaldi di Soccavo. Con lui erano finiti in manette il nipote Cesare Mautone e Vincenzo Mennone. Secondo gli investigatori Sorianiello, avrebbe dato una vera e propria impronta gerarchica al suo clan, con ruoli e mansioni ben definiti. Il gruppo dopo il suo arresto sarebbe passato nelle mani del genero.
Sorianiello stava scontando una condanna a tre anni e otto mesi. Gli investigatori stanno cercando di scoprire come mai fosse proprio a Vasto: era una semplice vacanza o in città avrebbe dovuto incontrare altre persone? Su questo punto le bocche degli inquirenti sono cucite. Certo è che la presenza dell’uomo rivela la vulnerabilità di una città, troppo vicina a territori governati dalla malavita. Ma la risposta dei carabinieri, nonostante l’esiguo numero di uomini a disposizione e le emergenze in corso, è stata pronta con la cattura del boss.