Il boss Mancuso: bravi, mi avete preso

I retroscena dell’arresto dell’“ingegnere” al vertice del clan della ’ndrangheta fuggito dal Vastese dov’era in libertà vigilata
CASALBORDINO. «Bravi, mi avete preso». Quando ha capito che i poliziotti avevano scoperto la sua carta d’identità falsa, il boss Pantaleone Mancuso si è fatto portare via senza inutili resistenze dalla sala bingo al centro di Roma dove pensava di essere al sicuro. È finita così la fuga dell’“ingegnere”, 58 anni, ritenuto al vertice del clan della ‘ndrangheta con radici a Limbadi (Vibo Valentia), scappato lo scorso ottobre dalla comunità di Casalbordino in cui viveva in libertà vigilata. Gli è costata cara la partita nella sala giochi della Capitale. Non ha vinto e, di sicuro, ha perso la libertà. Per Mancuso si sono spalancate le porte del carcere di Regina Coeli. E vi rimarrà non meno di 5 anni - il “conto” è in via di definizione - tra cumuli di pena da espiare e la condanna perché in possesso di un documento falso al momento dell’arresto.
Mercoledì pomeriggio una chiamata anonima lo ha segnalato alla polizia di Roma: «Al Bingo c’è il ricercato Pantaleone Mancuso». Sempre per telefono, è arrivata anche la descrizione di come era vestito. Sul posto sono piombati i poliziotti del commissariato San Giovanni, subito dopo una decina di volanti. Gli agenti hanno cercato immediatamente una foto dell’uomo e, una volta dentro, non è sfuggito loro lo sguardo abbassato di un signore sulla cinquantina, distinto e ben vestito. Alla richiesta dei documenti, il ricercato ha mostrato una carta d’identità farlocca valida per l’espatrio. «Piuttosto non è questo?», hanno replicato i poliziotti mostrandogli la vera immagine di Pantaleone. A quel punto sono scattate le manette. E, dopo il processo per direttissima, il boss è tornato in cella.
L’uomo ha un curriculum criminale di tutto rispetto e, in passato, si è dimostrato molto abile a far perdere le proprie tracce. Nel 2014 fu rintracciato in Argentina, a Puerto Iguazù, città di frontiera: aveva addosso un borsone con 100mila euro e stava tentando di entrare in Brasile con un bus turistico. Anche in quel caso aveva un documento falso intestato a tale Luca de Bortolo. All’epoca era ricercato per associazione mafiosa e duplice tentato omicidio. Dopo l’estradizione, sparì di nuovo nel 2016 e fu intercettato dalle forze dell’ordine a distanza di oltre un anno. In quel caso si era sottratto a una condanna lieve: 12 mesi da scontare nella casa di lavoro di Vasto. Perché il boss si è allontanato da Casalbordino? La causa potrebbe essere il recente pentimento di suo figlio Emanuele. L’uomo, 30 anni, dopo l’arresto per un ingente traffico di droga, a luglio aveva deciso di collaborare con la Direzione distrettuale antimafia. E a darsi alla macchia, oltre all’“ingegnere” che pensava di essere al sicuro e di aver trovato protezione a Roma, c’è anche l’altro figlio di Pantaleone, Giuseppe Salvatore, tuttora irreperibile.
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