Il Cai festeggia 150 anni al teatro Marrucino

1 Maggio 2022

Il monito del presidente Di Marzio: «Non esistono montagne assassine, la prudenza è fondamentale»

CHIETI. Il 30 giugno del 1872 nasceva a Chieti il Club alpino italiano, il club più antico di tutta la Regione. Dopo 150 anni, il Cai Chieti ha festeggiato ieri l’anniversario al teatro Marrucino. Sul palco sono saliti il presidente del club teatino Eugenio Di Marzio, il presidente generale Vincenzo Torti, il consigliere regionale Mauro Febbo, il sindaco Diego Ferrara, il consigliere provinciale Filippo Di Giovanni e i cori della Confraternita corale della cintura, diretta dal maestro Fabio D’Orazio e del gruppo Unitre-I cantori di Chieti, diretto dal maestro Peppino Pezzulo. A presentare la celebrazione è stato il giornalista Paolo Castignani. L’occasione è stata colta anche per festeggiare il gemellaggio con la sezione Cai di Sondrio, da sempre in sintonia con quella di Chieti.
Tante le iniziative messe in campo in 150 di storia: le più recenti sono state le missioni umanitarie in vari continenti e le 23 spedizioni alpinistico-scientifiche nel mondo. «La nostra sezione», ha ricordato il presidente Di Marzio, «è nata durante un congresso nazionale tenuto a Chieti nel 1872 dal Club alpino italiano, grazie all’impegno di 16 alpinisti che elessero quale primo presidente il barone Florindo Virgilii». Il nome del club alpino Maiella è arrivato successivamente, visto che all’inizio, essendo l’unico club alpino della regione, non aveva bisogno di caratterizzarsi e si chiamava semplicemente Club alpino Abruzzo. Il programma dell’appuntamento ha visto anche la presentazione del volume celebrativo del 150esimo edito da Ricerche&redazioni di Teramo, e la proiezione del filmato curato da Francesco Bonomo sulla storia della sezione.
E riguardo ai due incidenti mortali di due giorni fa sulla Maiella, Di Marzio è tornato a raccomandare prudenza, citando un vecchio manifesto del soccorso alpino che diceva: «Non esistono montagne assassine, esiste l’uomo imprudente e qualche volta sfortunato. Non voglio fare assolutamente riferimento agli ultimi tragici avvenimenti, ma bisogna tenere ben presente che in montagna non è mai possibile azzerare completamente il rischio. Quindi la cosa più importante resta la prudenza. La montagna non si muove, è l’uomo che si muove per andare in montagna, ma deve andarci quando le condizioni sono sicure». (a.i.)
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