Il cantoniere assenteista condannato per 4 episodi

Otto mesi al capo dei manutentori stradali assolto invece per peculato e falso La Procura, che gli ha contestato 15 infrazioni, aveva chiesto 5 anni di carcere
LANCIANO. La truffa ai danni della Provincia c’è stata per quattro episodi, non per tutti quelli che la Procura ha gli contestato dal 13 dicembre 2014 al 28 settembre 2015. Non ha invece usato i mezzi della Provincia per scopi personali, non ha fatto attestazioni false. A processo per truffa aggravata, peculato e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, il capo cantoniere della Provincia, Agostino Ramondo, 56 anni, di Casoli, è stato assolto dal collegio - giudici Andrea Belli presidente, Stefania Cantelmi e Cristina Di Stefano a latere - con formula piena, dalle accuse di peculato e falso, mentre è stato condannato a 8 mesi di reclusione e 600 euro di multa - pena sospesa - per quattro episodi di assenteismo sui 15 contestati.
È la prima sentenza emessa sul caso dei cantonieri della Provincia assentisti scoppiato dopo che l’ente aveva condotto delle verifiche sul personale esterno nel 2013-2014, perché aveva dei dubbi sulla regolare attività che dovevano svolgere alcuni cantonieri. Altri tre “colleghi” di Ramondo, infatti, sono ancora sotto processo. Problemi che portarono il presidente della Provincia, Mario Pupillo, a parlare di «persone che, usando la Provincia per scopi personali, oltre a danneggiare l’ente, i colleghi, minavano anche la fiducia dei cittadini nelle istituzioni dove la maggior parte dei dipendenti lavora bene». Ramondo, in base alle indagini condotte dai carabinieri della polizia giudiziaria, ribadite in aula dalla Procura, dal 13 dicembre 2014 al 28 settembre 2015 attestava di essere in servizio mentre faceva altro: era nel negozio della moglie o a casa a sbrigare faccende personali, come sistemare la legna della Provincia che aveva portato in casa col furgone dell’ente. In tre occasioni sarebbe uscito un’ora prima dal lavoro senza attestarlo e avrebbe usato anche i mezzi della Provincia per spostarsi.
«Abbiamo smontato le accuse», dice l’avvocato di Ramondo, Consuelo Di Martino, «e dei quattro episodi per i quali ha subito la condanna ricorreremo in appello perché è innocente. È stato assolto pienamente dall’accusa di peculato (per la quale ha scontato un anno di arresti domiciliari, ndc) e falso». Ramondo in aula aveva spiegato di aver lavorato anche fuori dall’orario normale, con straordinari non retribuiti, di andare nel negozio della moglie per usare la fotocopiatrice e il fax per la Provincia. Insomma nessun assenteismo. La Procura ha ribadito le accuse e chiesto la condanna a 5 anni di reclusione. Il collegio lo ha ritenuto colpevole di truffa per alcuni episodi e assolto per gli altri e oltre agli 8 mesi di reclusione ha disposto anche la confisca di quanto in sequestro e il risarcimento danni alla parte civile, ossia la Provincia rappresentata dall’avvocato Giuseppe Di Sebastiano, da definire in sede civile.
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