Il capo della gang ora è pronto a parlare

5 Dicembre 2018

Da Rebibbia torna in città per un maxi processo sui furti d’auto e vuole incontrare il procuratore per discolparsi: «Ero il palo»

LANCIANO . Marius Adrian Martin, 34 anni, è tornato a Lanciano. Aveva lasciato la città il 24 settembre, il giorno dopo la cruenta rapina ai danni dei coniugi Martelli compiuta con altri 5 connazionali, tutti in carcere. È chiuso in una cella in isolamento a Villa Stanazzo. È arrivato la notte scorsa da Rebibbia (dove era rinchiuso dal 13 novembre dopo l’estradizione dalla Romania) perché oggi dovrebbe comparire davanti al collegio per un maxi processo su furti d’auto e ricettazione in cui è imputato assieme ad altre 11 persone. Una inchiesta che risale al 2015 che è simile a quella chiusa due giorni fa, sempre dai carabinieri di Lanciano, denominata “All inclusive” che ha portato a 4 arresti, 20 indagati e 15 episodi criminali accertati per furti di auto, nelle case, nelle scuole e ricettazione. A differenza del 2015 in questa operazione ci sono anche episodi di spaccio. Il processo che si apre oggi è contro una banda italo-romena (si contesta l’associazione a delinquere) che avrebbe rubato da gennaio a giugno 2015, su commissione, anche venti auto al mese tra Lanciano, Ortona, Casoli Chieti, L’Aquila. I romeni, tra cui Martin, individuavano le auto, scassinavano la portiera e accendevano il motore con una centralina fornita da Paolo Pelullo, 39 anni, e dal padre Angelo Antonio Pelullo, 66 anni, di Foggia, che gestivano un deposito per mezzi da demolizione dove venivano smontate le auto rubate. I pezzi delle auto erano spediti in Grecia e a Budrio, dove c’era la rivendita di motori e pezzi di ricambio di un altro imputato, Fernando Bibò. Ma ai romeni sono contestati anche altri reati, come il furto al Circolo tennis di Lanciano, in alcune case e un tentativo di rapina. Ma l’obiettivo di Martin non è tanto partecipare a questo processo, quanto parlare con il procuratore Mirvana Di Serio, titolare dell’inchiesta sulla rapina ai Martelli. A Roma il 34enne ha già chiarito la sua posizione nella rapina con una deposizione che ha mischiato le carte in tavola. Martin infatti ha detto di non aver mai messo piede nella villa: «Ha fatto il palo in strada», come riferito dal suo legale, Andrea D’Alessandro, «Non era il capo della banda». Cosa invece sostenuta dai complici, i fratelli Ion Cosmin e Costantin Aurel Turlica, Ruset Aurel e George Ghiviziu (inizialmente indagato anche lui nell’inchiesta delle auto del 2015) che lo hanno indicato come la mente del gruppo, mentre Alexandru Bogadan Colteanu era il braccio violento, colui che ha pestato Martelli e tagliato mezzo orecchio alla moglie Niva Bazzan. «Martin ha ammesso di aver fatto parte della banda ma ha detto che non ne era affatto il capo», ha ribadito l’avvocato. «Il giorno dopo la rapina è andato a Brescia (dove c’è la fidanzata, ndc) per fare un vaccino, poi ha visto in tv che lo cercavano si è spaventato ed è fuggito in Romania, dal padre. Arrestato, voleva tornare a Lanciano per farsi ascoltare dalla Di Serio». Ora forse potrà essere accontentato.