Il carnevale sbeffeggia politica e giustizia

10 Febbraio 2016

Folla ieri in corso Marrucino per la sfilata, in piazza anche i tifosi Allegorie: Renzi e la Boschi nel mirino per l’affare delle quattro banche

CHIETI. C’era lo sbeffeggiamento della politica e della giustizia, c’era Re Carnevale dato alle fiamme in piazza Vico, c’erano tanti pulcinella con grandi cappelli a cono colorati e c’erano anche i tifosi del Chieti con le sciarpe nero-verdi e le bandiere della squadra del cuore. Ma soprattutto c’era tantissima gente che ieri pomeriggio ha affollato corso Marrucino per assistere alla sfilata di carnevale che a Chieti offre anche un ritorno alle tradizioni. Riti antichi, di cui la nostra società ha perso la memoria e, proprio per questo, non riuscendo più a capirli, cerca di cancellarli. Non a caso la manifestazione si chiama “Il Carnevale popolare teatino” che proprio nel ricorso alle radici culturali del territorio prova ad allontanarsi dal cliché consumistico che è diventato il carnevale dei giorni nostri. Ad organizzare l’evento è stata l’associazione “Camminando Insieme”, presieduta da Anna Vaccarella, in collaborazione con l’Amministrazione comunale. L’associazione organizza l’evento all’interno di un progetto più ampio dedicato al recupero delle tradizioni.

Il corteo, formato da circa 150 figuranti, tra i quali due classi quinte del Comprensivo 2 e venti studenti del Professionale Pomilio, e da quattro carri allegorici è partito da piazza Garibaldi per arrivare in piazza Vico dove si è svolta la pantomima del processo a Re Carnevale, che si è conclusa con il rogo dell’imputato. Colonna sonora della sfilata è stata la musica anch’essa tradizionale, suonata con strumenti tipici (du botte, tamburelli e triccheballacche).

Figuranti, vestiti con costumi abruzzesi, hanno inoltre proposto canti e balli popolari. Ad aprire la sfilata c’era il carro del politico di turno: il fantoccio che assomigliava al premier Renzi era vestito in giacca e cravatta con soldi di carta in mano e il fuoco sotto i piedi. Il carro era accompagnato da due scritte: “io me ne vado per… Boschi” e “il mio nome è Salvatore Di Banca”. Poi c’era il carro con il feretro di Re Carnevale. La scritta diceva: “E’ morto il carnevale re incontrastato della gioia sfrenata”. Il terzo carro rappresentava, invece, un’aula di tribunale con la scritta: “Oggi la legge è uguale per tutti”, facendo capire che tutti gli altri giorni dell’anno non è così. A chiudere la sfilata c’era il fantoccio di Re Carnevale, che, processato e riconosciuto colpevole, è stato bruciato.

Arianna Iannotti