Il caso Del Vecchio finisce in parlamento
Università, la senatrice Blundo (M5S) interroga il ministro Giannini sul contratto del direttore
CHIETI. Il contratto del direttore generale dell’università d’Annunzio, Filippo Del Vecchio, che non risulterebbe regolare, il processo che lo vede imputato all’Aquila di abuso di abuso d’ufficio aggravato, la stipula della convenzione con il Provveditorato alle opere pubbliche per la realizzazione dell’edilizia universitaria, il procedimento disciplinare che doveva essere avviato nei confronti del dg, il provvedimento sanzionatorio da parte del Garante per la privacy e, infine, l’esposto contro l'utilizzo da parte del dg di una graduatoria per progressione verticale di personale interno.
Sono questi i punti finiti al centro di una interrogazione presentata al Ministro dell’università dal senatore del Movimento 5 stelle, Enza Blundo, che riapre, ma questa volta a livello nazionale, tutte le polemiche che hanno travolto l’ateneo teatino-pescarese nella gestione affidata al dg Del Vecchio e al rettore Carmine Di Ilio. «Ho indirizzato al ministro Stefania Giannini un atto di sindacato ispettivo», dice la Blundo, «in merito al presunto irregolare rapporto di lavoro che lega, in qualità di direttore generale, il dottor Del Vecchio all’università di Chieti–Pescara, chiedendo di verificare quale sia la situazione esistente della sua posizione. Risulterebbe infatti che il contratto, al contrario di quanto previsto dallo statuto dell’ateneo, non sia ancora stato approvato dal cda, nonostante siano passati ben 9 mesi dal rinnovo disposto con decreto dal rettore Di Ilio».
Un gap che, secondo la senatrice, va colmato soprattutto di fronte ad «alcune decisioni discutibili ed economicamente dispendiose adottate dallo stesso Del Vecchio, come l’affidamento diretto dei lavori di edilizia universitaria al Provveditorato delle opere pubbliche, andando al di là del ruolo di stazione appaltante deliberato dal cda dell’ateneo». E poi ci sono ancora diverse altre situazioni su cui fare chiarezza, come e soprattutto quella del ricorso giudicato illegittimo a una graduatoria per le progressioni verticali in ateneo. (a.i.)

