Il centro di don Benzi chiede aiuto alla città

Festa di Natale offerta dai fedeli delle parrocchie della città ai poveri della casa Fortunato: l’anno prossimo organizzeremo cene per raccogliere fondi
CHIETI. Sono complessivamente un ventina gli ospiti della casa d’accoglienza che dallo scorso 8 settembre si trova alla Civitella nel complesso che per decenni ha ospitato l’istituto Beata Vergine del Carmine gestito dalle suore Orsoline. La casa famiglia dell'associazione "Comunità Papa Giovanni XXIII", sodalizio fondato da don Oreste Benzi nel 1968, ha aperto subito le porte a chi ha bisogno, continuando ad accogliere persone anche quando si raggiungono i venti posti a disposizione. Il 90% degli ospiti è italiano, per la maggior parte si tratta di persone della zona, ma qualcuno arriva anche da fuori regione. «Di questi tempi è facile cadere in difficoltà», dice il responsabile della struttura, Luca Fortunato, «basta perdere il lavoro che si arriva a perdere la casa fino a pensare di perdere anche la vita. Da noi possono trovare prima di tutto sostegno e amicizia. E poi anche da mangiare e da dormire. Fino a quando non saranno in condizione di continuare il loro cammino da soli».
Martedì sera c’è stata una cena con tanto di tombolata e animazione assicurata dai fedeli delle parrocchie teatine che hanno voluto dare il proprio contributo per far sentire a casa gli ospiti della struttura. Con l’anno nuovo si penserà ad organizzare anche cene di raccolta fondi, perché il centro d’accoglienza ha bisogno di risorse. Per il primo anno, infatti, il sostentamento è assicurato dalla “Comunità Papa Giovanni XXIII”, con il contributo della Curia, ma dopo si dovrà cercare un sistema per andare avanti da soli. 33 anni, originario di Barletta, Fortunato gestisce la casa insieme ad altre quattro persone, tra cui uno psicologo e un educatore. Posto fisso in una delle Asl pugliesi, Fortunato ha deciso di abbandonare il lavoro per andare un anno in Africa, come volontario in Zambia tra i bambini che non hanno più nulla. Un anno che gli ha cambiato la vita e lo ha portato a diventare missionario laico. Anziché tornare alla Asl, infatti, ha seguito una strada ben diversa che lo ha portato a risiedere 24 ore su 24 nella casa d’accoglienza teatina. Gli danno una mano una ventina di studenti universitari che hanno deciso di fare volontariato in questo modo. «Prima avevo tutto ma ero insoddisfatto», dice ricordando i tempi in cui a fine mese arrivava lo stipendio, «oggi sono felice pensando alla gente a cui siamo riusciti a ridare un po’ di serenità. A Chieti stiamo bene e speriamo che si possa andare avanti».
Eppure Chieti non aveva reagito benissimo nel salutare le suore Orsoline e vedere al loro posto una comunità.
«É perché non si sapeva bene di cosa si trattava», risponde Fortunato, «quando si usa il termine ‘comunità’ si pensa spesso a un ricovero per tossici o extracomunitari. Noi non siamo nulla di tutto questo. Noi vogliamo dare accoglienza a persone che non hanno più alcun tipo di diritti e di cui, ad esempio, non si occupano i servizi sociali. Si tratta, in particolar modo, di italiani tra i 18 e i 65 anni».
Per chi volesse rivolgersi al centro d’accoglienza, sia per chiedere aiuto che per offrire il proprio, può farlo via telefono (347 7524671) o via mail (fortunatoluca81@gmail.com).(a.i.)
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