Il Ciapi sparisce dopo 53 anni: verso gli ultimi licenziamenti

Tra pochi giorni stop alla cassa integrazione per i dipendenti rimasti al centro di formazione regionale Il direttore Cacciagrano: «La chiusura è un atto di violenza istituzionale nei confronti dei lavoratori»
CHIETI. Sui 53 anni di storia del Ciapi sta per arrivare la parola fine. A metà ottobre, salvo proroghe nazionali, termina la cassa integrazione per gli ultimi 10 dipendenti rimasti al centro di formazione regionale di cui la giunta del presidente Marco Marsilio ha deciso la chiusura. Terminata la cassa integrazione, il commissario liquidatore Gabriele Di Natale procederà al licenziamento. Chieti dirà così definitivamente addio al centro di formazione creato nel 1968 dal ministero dell’Industria, attraverso la Cassa del Mezzogiorno, poi passato alla Regione. Negli anni migliori il Ciapi, nella sua sede di viale Abruzzo a Chieti Scalo, ha contato 106 dipendenti, con progetti svolti anche all’estero. Sono stati circa 50mila le persone formate dal Ciapi fino a quando, negli ultimi anni, non si è assistito a un rapido declino. Una situazione di cui hanno fatto le spese in prima persona i dipendenti, lasciati da anni senza stipendi, andati via senza avere neanche il trattamento di fine rapporto, dimenticati, come tutto il Ciapi, dall’ente proprietario, la Regione. Tanto che, per riavere il denaro, i lavoratori hanno dovuto fare cause contro la Regione e persino far emettere decreti ingiuntivi. Sono riusciti a ottenere alcune somme solo grazie alla battaglia legale che ha visto sempre soccombere l’ente regionale, ma i procedimenti non si sono ancora chiusi. A loro favore si è espresso più volte anche il consiglio regionale, che avrebbe già pronto un disegno di legge per la riassunzione in Regione, ma non la giunta regionale che, invece, sembra non voler affrontare il problema fin da quando, a luglio 2020, sul tavolo della giunta regionale arrivò la delibera fuori sacco (cioè non all’ordine del giorno) che sanciva la chiusura del Ciapi e la messa in liquidazione. In quella giunta regione era assente l’allora assessore Mauro Febbo che non poteva sapere, visto che il punto non era all’ordine del giorno, che si sarebbe discusso del futuro del centro di formazione teatino.
A favore dei dipendenti ha subito preso posizione anche la nuova amministrazione comunale di Chieti che ieri ha inviato una nota a firma del sindaco Diego Ferrara e della consigliera Giulia De Gregorio Porta per chiedere alla Regione di riassorbire i 10 lavoratori che tra pochi giorni saranno licenziati.
Oltre ai dipendenti verrà licenziato anche il direttore del Ciapi, Paolo Cacciagrano, appena eletto consigliere comunale a San Giovanni Teatino e in procinto di diventare assessore comunale oppure presidente del consiglio comunale. «Si sta concludendo nel peggiore dei modi una delle pagine più belle della formazione della regione Abruzzo», ha commentato il direttore che ha sempre sostenuto che il Ciapi non doveva chiudere, dovendo avere milioni di finanziamenti regionali mai arrivati. «La parola fine sul Ciapi arriva per mancanza di programmazione e di visione da parte della giunta regionale», continua il direttore, «sia di quella passata, ma soprattutto dell’attuale giunta presieduta da Marsilio che ha chiuso il Ciapi con un atto di violenza istituzionale perpetrata anche nei rapporti con i dipendenti. Tutto quello che stiamo cercando di ottenere a favore dei lavoratori, lo stiamo facendo solo tramite il consiglio regionale che invece ci sostiene grazie a esponenti sia di maggioranza che di opposizione. Al contrario della giunta, che si dimostra assente e incapace di affrontare certi problemi».
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