Il cigno Bellini, la celebre Norma e nonno Vincenzo di Torricella

Le radici abruzzesi di uno dei grandi compositori italiani autore anche dei Puritani e la Sonnambula Era una famiglia di musicisti, l’avo partì dal paese del Chietino per Catania e insegnò l’arte al nipote
TORRICELLA PELIGNA. «Sono fuori di me per il dolore: è morto il mio caro nonno cui ho dei più alti obblighi per avermi per tanti anni ritirato in sua casa ove ho appreso la maggior parte dei musicali dogmi».
Così, nel 1829, un nipote scriveva la propria sofferenza per la perdita del nonno. In quelle parole, però, c’è anche la riconoscenza di quel giovane che sarà appellato come “il Cigno”, verso l’avo, nato a Torricella Peligna. Entrambi si chiamavano Vincenzo, il loro cognome era Bellini. Ma non ci furono solo insegnamenti musicali, ci sono anche 36 “onze” d’oro annue, ottenute dal nonno come borsa di studio, che permisero a Vincenzo junior di diventare un grande operista italiano, autore, tra le altre opere, della Sonnambula, I Puritani e la celebre Norma.
Nonno Vincenzo, che di musica se ne intendeva fin troppo bene, subito capì che quel bambino aveva delle doti fuori dal comune, e decise che non poteva rimane a Catania.
GLI AVI DI TORRICELLA. Vincenzo Tobia Nicola (senior), nacque a Torricella Peligna il 12 Maggio 1744 da Rosario e Francesca Mancini. Rosario nacque nel 1711 e sua moglie era figlia di Nicola Mancini, notaro. Era una famiglia agiata e di buone tradizioni. Sembra che Rosario si dilettasse nella musica, passione che trasmise a suo figlio Vincenzo Tobia.
Il ragazzo aveva talento, tanto che i genitori si decisero di inviarlo a Napoli. Vincenzo Bellini fu ammesso nel conservatorio di Sant'Onofrio a Capuana il 13 ottobre del 1755, col nome di "Vincenzo Bellino", "per servire per anni dieci". Nel 1765 si diploma “maestrino” di conservatorio. Catania. Invece di fare ritorno a Torricella, qui avrebbe avuto non molte possibilità di adoperarsi come compositore e musicista, Vincenzo senior, nel 1767-68 andò a Catania, dove entrò, come maestro di cappella e istruttore, nella casa di Ignazio Paternò Castello, principe di Biscari.
Il 28 novembre 1769 sposò la catanese Michelina Burzì, dalla quale ebbe cinque figli, tre maschi e due femmine, il primo dei quali, Rosario, è il padre di Vincenzo iunior. L’abruzzese Vincenzo senior, a Catania, si fece onore: fu maestro di cappella ai benedettini, organista in varie chiese e nel Sacro Collegio di Maria a Misterbianco, componeva musiche per le solenni ricorrenze religiose (uno dei suoi primi lavori eseguiti a Catania fu Giosuè vittorioso sopra i cinque Re di Cananea), organizzava "accademie" pubbliche, impartiva lezioni nei collegi e presso famiglie private; era anche maestro di cappella in Petralia Sottana, come risulta da un libretto d'oratorio stampato a Palermo nel 1768.
«Assieme a Giuseppe Geremia», scrive O.Viali, nel 1930, in “Catania Rivista del Comune”, «Vincenzo Bellini senior fu l’astro maggiore nell’orizzonte musicale catanese».
Invece di farsi guerra tra loro, Bellini senior e Geremia costituirono una società nella quale s’impegnavano a dividere in parti uguali «tutti i lucri e gli emolumenti derivanti dai "serviggii di musicate" in tutte le chiese della città e per tutte le funzioni sacre, e nei teatri sia pubblici che privati" in circostanza d'opere, comedíe, o intermezzi in musica».
Suo figlio Rosario, così traccia un profilo del padre abruzzese: «Lavoratore instancabile, stimato insegnante di cembalo del quale strumento fu ritenuto peritissimo, padre zelante e premuroso». Ben presto nei documenti che lo riguardano, Vincenzo Bellini senior è appellato con il “don”, che ne testimonia l’avanzata di grado e importanza nella società. Prima al 1778 abitò in contrada del monastero di San Benedetto e nel 1780 stipulò un contratto di locazione in contrada Penninello, mentre nel 1781 subaffittava ad altri una casa a lui già locata sita nella contrada del Rinazzo.
Diversi e proficui furono i legami con la nobiltà locale di cui istruiva nell'arte della musica i giovani rampolli, emergono in particolare quelli con la famiglia Biscari.
FAMIGLIA DI MUSICISTI. Anche Rosario fu musicista (cembalista, maestro di cappella, autore di varie composizioni, seppur di modesto rilievo), così come i figli di quest’ultimo: il famoso Vincenzo junior (1801 -1835), Carmelo (1803-1884) e Mario (1810-1885).
Carmelo dirigeva le orchestre, soprattutto nelle messe funebri, ed era anche maestro all'Ospizio di beneficenza; Mario fu maestro di cappella, organista della cattedrale e maestro di pianoforte.
I Bellini a Catania rappresentarono una famiglia di musicisti stimati e famosi, autori di numerose opere sacre, tutti fedeli ai dettami che il capostipite apprese nel conservatorio di Sant’Onofrio. Chi si distaccò da esse, ma da esse partì, fu Vincenzo junior e il primo ad accorgersene fu lo stesso nonno Vincenzo Tobia.
BELLINI, L’AUTORE DI NORMA. Il piccolo Vincenzo dimostrò precocemente un interesse nei confronti della musica e, adolescente, si trasferì a studiare dal nonno il quale ne intuì l'alta predisposizione verso la composizione.
Secondo un documento dell'epoca, a cinque anni sapeva già suonare il pianoforte "in modo degno d’ammirazione", offrendo prova di orecchio e memoria musicale straordinari. L’avo abruzzese oltre alle lezioni, amava portarsi dietro il nipote anche quando suonava nei salotti dell'aristocrazia e nelle chiese, per cui in breve tempo quel ragazzino, grazioso e simpatico, divenne noto in tutta Catania.
Nonno Vincenzo capì ben presto che quel nipote aveva talento che lui non bastava più come istruttore e che bisognava mandarlo a Napoli. Nel 1819 riuscì a convincere il senato civico (l’amministrazione comunale dell’epoca), grazie all'interesse dell'intendente del Vallo, il duca di Sammartino, a concedere una borsa di studio di 36 onze d’oro annue. Vincenzo Bellini, nel quale scorreva sangue abruzzese, partì da Messina, il 14 giugno e giunse al porto di Napoli dopo cinque giorni di tempesta. Tornò a Catania, da vivo, solo due volte.
Quando morì, nel 1829, nonno Vincenzo già aveva visto che quel nipote era diventato famoso ma non fece in tempo a vederne la “gloria” che arrivò solo dopo il 1829 con I Capuleti e Montechi, La Sonnambula, I Puritani e la celeberrima Norma che la Callas interpretava in modo unico.
Vincenzo Bellini morì a soli 34 anni a Puteaux, nei pressi di Parigi, fu sepolto nel cimitero Père Lachaise, vicino a Frédéric Chopin; nel 1876 la salma fu traslata nel Duomo di Catania. «Torricella», dice Luciano D'Amico, rettore dell'Università di Teramo, anche lui torricellano «è uno di quei piccoli paesi che ha sempre avuto una ricchezza culturale popolare molto forte e radicata che si è manifestata in diversi altri artisti, come, per esempio, John Fante. Perché ciò avvenga, è importante che in un paese sia vivo l'aspetto culturale ed economico, nel passato come oggi». E Torricella ne è ricca.
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