Il Comitato: «Basta promesse sull’ospedale»

30 Marzo 2016

ATESSA. «Ancora una volta, dai giornali, dalle piazze, dagli atti ufficiali regionali e manifesti murali, arrivano notizie e promesse di riconversioni a go-go per l’ospedale San Camillo. Chi più ne...

ATESSA. «Ancora una volta, dai giornali, dalle piazze, dagli atti ufficiali regionali e manifesti murali, arrivano notizie e promesse di riconversioni a go-go per l’ospedale San Camillo. Chi più ne ha più ne metta: 40, 60, 80 posti letto, sale operatorie che riaprono, pronto soccorso h12, h24 oppure urgency room a tempo, la riabilitazione si trasforma e passa da articolo 26 ad articolo 56 e, dulcis in fundo, spunta un nuovo reparto di cui non hanno ancora deciso il nome che sarà da scegliere tra Ra o Rsa. Insomma fantomatiche previsioni per il futuro dell’ospedale di Atessa». Così il Comitato in difesa del territorio commenta le ipotesi di riconversione del San Camillo. «Quel che è certo», dice Debora Fioriti (nella foto), portavoce del comitato, «è che l’ospedale dal 2007, quando furono chiusi i reparti di ostetricia e ginecologia e poi il punto nascita, a oggi, ha subito un progressivo ridimensionamento». Il Comitato ne ha per tutti: «Come atessani, siamo stufi di prese di posizione come quella assunta dal sindaco Nicola Cicchitti che, nel giugno 2015, ha disertato il tavolo delle trattative sulla riconversione del San Camillo promosso dalla direzione sanitaria regionale. Questo stesso sindaco ha preteso poi di sfilare in prima fila, quale “difensore” dell’ospedale, al corteo del 12 marzo scorso organizzato dal Comitato spontaneo in difesa del territorio». Non manca un cenno al Mau: «A chi in piazza ha fatto promesse, diciamo di adoperarsi affinché si concretizzino perché basta prendere in giro la gente»; e al Pd locale e regionale: «Rivolgiamo l’invito a chiarirsi le idee prima di esporle sui giornali e sui manifesti perché non è né il caso né il momento di creare falsi allarmismi e attese. Proprio dalla forza delle 7mila firme che abbiamo raccolto noi siamo pronti a un sereno confronto sulle proposte che arriveranno». (m.d.n.)