Il Comitato civico per il rilancio di Chieti: «Ignorati dall’aula gli interessi della città»

20 Giugno 2017

CHIETI. «Il Comitato cittadino per la salvaguardia e il rilancio di Chieti esprime profonda amarezza per l’esito del consiglio comunale di ieri». A dichiararlo è il coordinatore del gruppo Giampiero...

CHIETI. «Il Comitato cittadino per la salvaguardia e il rilancio di Chieti esprime profonda amarezza per l’esito del consiglio comunale di ieri». A dichiararlo è il coordinatore del gruppo Giampiero Perrotti, in prima fila tra gli uditori dell’assemblea. In ballo il futuro del Santissima Annunziata. «Avevamo chiesto un ordine del giorno unanime, condiviso, su un argomento come quello dell’ospedale Dea di secondo livello importante, se non decisivo, per il futuro della nostra sanità pubblica e per la città stessa», dice il coordinatore, «fermo restando che ciascun partito sarebbe stato libero di portare avanti le proprie valutazioni con documenti a parte su altri temi come il progetto di finanza. Ci sono stati tentativi di uomini di buona volontà di questo e quello schieramento per giungere alla soluzione auspicata. Ma sono invece prevalsi altri interessi», conclude, «nessuno ha vinto, ha perso la città. Ancora una volta». «Insieme all’associazione Magnifica comunità teatina abbiamo scritto un testo sull’argomento trattato ieri in consiglio, di cui si è fatto interprete l’odg presentato dal consigliere Emiliano Vitale», dice Francesco Lapenna, responsabile cittadino di CasaPound, «durante l’assemblea si sono resi chiari alcuni aspetti, altri meno. Si tratta, in ogni caso, di andare avanti con i fatti». Infine il consigliere comunale Maurizio Costa che pone l’attenzione sul Centro trasfusionale: «Perché trasferirlo a Pescara, quando Chieti è uno dei centri più attivi per le trasfusioni? Non è dignitoso, inoltre, non avere una reception adatta all’accoglienza dei pazienti. Ad oggi, non si tiene conto neppure del volontariato per la raccolta di sangue. Un donatore, che dovrebbe essere ricevuto nell’immediato, di fatto rimane lì ore ad attendere». (e.r.)